Mamma degli uomini – 30 maggio

 

Maria, dalla croce il tuo Gesù,
nel suo ultimo testamento d’amore,
ti ha lasciata a noi: <Donna …
ecco tuo figlio,
figlio …
ecco tua madre>.

 Gesù ha firmato col sangue quel testamento.

 La tua verginità consacrata
e la maternità divina
sono diventate, in quell’attimo,
verginità e maternità universali.

Sei mamma di ognuno di noi,
ci curi, ci aspetti, ci aiuti,
ci sollevi, ci prendi per mano. Sempre buona,
discreta, silenziosa,
compassionevole. Per ognuno di noi
hai patito flagellazione,
corona di spine, sputi, scherni,
chiodi della croce, lancia al cuore.

 Donaci
un po’ della tua maternità verginale
nell’amare i nostri fratelli: hanno bisogno
di essere accolti,
consolati,
perdonati,
di sapersi amati. Dacci
il tuo cuore di mamma.

 E prenditi cura di noi adesso
e nell’ora della nostra morte.

 

L’efficacia della preghiera materna

 Eravamo nell’ultimo, drammatico anno di guerra. Gli alleati incalzavano da ogni parte; parte dell’esercito italiano era passato con loro, i fascisti reagivano come potevano, il generale Graziani aveva chiamato a raccolta i soldati e i giovani ancora disponibili, le città erano martellate dai bombardamenti; stenti, fame e angoscia erano il pane quotidiano di quanti, impotenti, erano rimasti nelle città, col rischio continuo delle retate e della deportazione nei campi di lavoro in Germania o altrove.
Fu allora che anche Gaetano, il più piccolo di dieci fratelli, esasperato, decise di arruolarsi volontario con l’esercito di Graziani.
Anche per questo figlio ci fu, e con più lacrime, l’offerta totale di mamma Ida per la sua salvezza dai pericoli e la preghiera perenne a Maria ausiliatrice perché lo tenesse sotto la sua protezione materna, allargasse il suo manto e ne facesse uno scudo a difesa di questo giovane figlio inesperto.
Certamente tra mamme ci si intende e l’invocazione di mamma Ida dovette ripercuotersi fortemente nel cuore della mamma del cielo.
Il 25 aprile sorprese il giovane soldato a Bergamo. Gli ufficiali dettero ordine al suo raggruppamento di mettersi in abiti borghesi e tentare di rientrare nelle proprie famiglie. Il nostro rimediò da qualche parte un vestito, ma non le scarpe e dovette tenersi ai piedi gli scarponi militari. Il 27 aprile si incontrò faccia a faccia con due elementi delle brigate nere, che continuavano a combattere assieme ai tedeschi contro gli alleati. Fu un attimo, proprio da quel tipo di scarponi dovettero capire che quel giovane in borghese era uno dell’esercito di Graziani che “tradiva” e abbandonava la lotta e misero subito mano ai mitra. Erano momenti di passione, di furore politico, di rappresaglie sanguinose e di atti inconsulti. Ci fu un dialogo concitato, breve, violento e le canne dei mitra si alzarono contro il malcapitato, che di colpo si rese conto di quello che gli stava per accadere. Ma in quel momento si udì una voce: <Ragazzi, cosa fate!> mentre una donna, una piccola donna, si era intromessa tra i due e il condannato, invocando con accoramento materno: <Ma figlioli, cosa volete fare? Siete tutti giovani, perché volete fare una cosa tanto terribile? Ma non avete una madre? E non pensate che anche questo povero figlio ha una madre lontana, che chissà quanto starà in pena per lui? Pensate alle vostre madri e state buoni!>.
Queste e poche altre parole, pronunciate da quella provvidenziale e misteriosa mamma di Bergamo, ottennero l’effetto insperato: le armi si abbassarono e i due si allontanarono dopo avere mormorato all’altro: <Vattene, e ringrazia quella donna>.
Quando, finalmente, Gaetano poté ritornare a casa e riabbracciò sua madre ammalata ormai da oltre due anni e poi seppe delle altre tremende avventure dalle quali erano scampati gli altri suoi fratelli e sorelle, rimase colpito da tanta “fortuna” che tutti avevano avuto e per i gravissimi pericoli ai quali erano sfuggiti. Ma  quando, poi, si venne a conoscere quell’offerta della propria vita che la mamma aveva fatto per la salvezza dei figli e la quotidiana preghiera che lei rivolgeva alla Madonna perché glieli proteggesse da ogni pericolo, Gaetano e gli altri compresero: l’amore materno li aveva salvati, e Gaetano intuì come e perché quel 27 di aprile quella donnetta provvidenziale si era intromessa tra lui e i due mitra spianati.

Domenica Luise

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