Vergine, olocausto perenne – 29 maggio

 

Le stimmate hanno tanti nomi
e tanti modi di essere, o Maria:
fori dei chiodi e squarcio al cuore,
o disprezzo, o sarcasmo,
o abbandono dei propri figli,
o delusione del proprio sposo,
o calunnia, o morte della persona cara,
o zitellaggio, o malattia,
o tradimento. Sempre croce è, Maria,
l’importante è capire: questa è croce di Gesù.

E’ croce di Gesù: quanto l’amiamo!
Perché, Maria, Gesù se l’è abbracciata
ed anche tu con lui. Vi troviamo
caduti sotto la croce con noi,
affannati come noi, esausti, insanguinati,
in agonia fino al fondo del calice.

Le tue preghiere, o vergine, sono l’amore di Maria
cantato dallo Spirito di Dio.
Le tue sofferenze sono l’amore di Maria
innalzato da Cristo sulla croce.
Le anime tue figlie sono l’amore di Maria
generato dal Padre contemporaneamente
alla generazione del Figlio. Tutto ciò che tu sei:
parto di anime, olocausto perenne, preghiera ardente,
è triplice
ed è puro in maniera triplice: tu sei
acqua viva del Padre,
che dà vita a te e alle anime, tuo parto;
sangue vivo del Figlio,
che dà vita a te e alle anime rigenerate;
fuoco vivo dello Spirito,
che dà vita a te e alle anime resuscitate.

Tutto ciò che tu sei
è vivo in maniera triplice:
generazione, redenzione, resurrezione.

Maria, grappolo d’uva spremuta
in sacrificio con Gesù,
mescola anche il nostro sangue nel sangue dell’altare
e sarà tutta resurrezione.

 

Mamma Ida

 Erano le 21 del 7 dicembre 1947. Mamma Ida, attorniata da una silenziosa e commossa schiera di figli (erano 9 in quel momento) e di altri familiari, stava morendo. Aveva accanto un figlio sacerdote, don Giuseppe, che le suggeriva con affetto infinito parole di fede illuminandole gli ultimi passi verso la casa del Padre.<Mamma, domani è la festa dell’Immacolata, vuoi passarla con noi o lassù, in Paradiso?>. La risposta, accompagnata da un luminoso, intensissimo sguardo d’amore a tutti i presenti, fu immediata e dolcissima: <In Paradiso, in Paradiso!>. Poco dopo, con un piccolo singulto, chinava il capo e deponeva la sua anima sulle mani del figlio sacerdote perché l’offrisse a quel Dio che aveva amato e servito con tutte le sue forze. Seguì un sommesso erompere di lacrime dal profondo dei cuori di quei figli e figlie che, abbracciati l’uno all’altro, cercavano conforto per la separazione dolorosa. Poi, come d’incanto, un fatto nuovo improvviso: tutti si sentirono invasi da una misteriosa ondata di gioia profonda, di serenità, di pace e tutti percepirono, allo stesso tempo, accanto a loro la presenza della mamma, misteriosa presenza che infondeva certezza di prolungata e intensificata protezione.
Era andata così. Con lo scoppiare della guerra i figli maschi erano sui vari fronti di combattimento e due delle figlie correvano pericoli gravissimi al nord per rappresaglie tra tedeschi, fascisti e partigiani.
Lei sapeva tutto questo e allora fece quello che tante madri sono capaci di fare. Scongiurò il Signore di salvarle i figli: <Se di una vittima c’è bisogno, eccomi, mio >Dio, prendi me e salva loro>. Eravamo nel 1943. Due giorni dopo una violentissima febbre la invadeva con dolori acutissimi, debilitanti. Fu l’inizio di una misteriosa, strana malattia, che nessun medico riuscì a diagnosticare e che non l’abbandonò mai più fino alla morte. Febbri violente accompagnate da dolori acuti, sosta di alcuni giorni e poi da capo. Così per cinque anni!
Intanto Mario vagava con la sua divisione da un fronte all’altro sempre illeso; Vincenzo, che era stato deportato in Germania e poi in Cecoslovacchia, non dava più ormai segni di vita; Gaetano, partito giovanissimo volontario per sopravvivere in qualche modo agli stenti di una Roma affamata e minacciata, stava passando i guai suoi al nord; l’altro figlio, che allora studiava teologia a Torino e poi in Umbria, si era trovato più volte sotto la pioggia di bombe a tu per tu con dei mitra puntati contro di lui, pronti a sparare. Le due figlie per veri miracoli erano ancora vive!…Mamma Ida intanto, rimasta sola con Silvana, continuava la sua offerta e la rinnovava, nel silenzio, ogni giorno.
Finì la guerra e, nella terribile confusione che ne seguì, nulla si sapeva di nessuno! Poi il miracolo. Nel giro di pochi giorni tutti tornarono nelle braccia della mamma ammalata, arrivati per le strade le più provvidenziali quasi per un appuntamento d’amore e di gratitudine a colei che, ed essi non lo sapevano ancora, li aveva salvati con l’offerta di se stessa.
Fu lei a rivelarlo un giorno al figlio sacerdote, che a nome di tutti le aveva detto: <Mamma, come vedi ora ci siamo tutti, adesso vogliamo che tu guarisca per godere un pochino con noi>.
<Figlio>, rispose, <ho da dirti una cosa, tu sei sacerdote e puoi capirmi>. E raccontò di quella sua preoccupazione materna e di quella sua offerta volontaria. <Il Signore mi ha presa in parola e voi siete salvi. Questo avevo chiesto e tanto mi basta. Vivete felici, vogliatevi bene e ricordatemi. Dal cielo continuerò ad amarvi e a starvi vicina>.

Domenica Luise

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