Vergine della croce – 27 maggio

 

Vergine, da sempre tu sapevi
che quel Figlio divino sarebbe diventato
il verme della terra profetizzato da Isaia.

<E a te una spada trapasserà l’anima>,
aveva detto il vecchio Simeone
la mattina della circoncisione.

Vergine, i chiodi penetrati
nelle carni del tuo Figlio crocifisso
ti hanno contemporaneamente forato il cuore.

E quando hai visto,
patito,
amato
lo squarcio del colpo di lancia,
un fiume bruciante di dolore e d’amore
ti ha attraversata da parte a parte. Nessuno
potrà mai soffrire come te
perché nessuno potrà amare come te: in un modo intatto.

Facci partecipare della tua spada rovente.

Ma tutto in te è elevato in pura gioia,
anche lo strazio della croce,
quando il sangue del Figlio ti assorbì
in olocausto totale e perenne. E fu
subito resurrezione
nella vita di fuoco dello Spirito.

 Con te
vogliamo risorgere, o Maria!

Ma prima ti chiediamo
di farci compartecipi dei tuoi dolori
di corredentrice.

Il carisma dell’amicizia

 Io credo che la parola più frequente che la vergine diceva a suo Figlio ai piedi della croce fosse “coraggio”.
<Coraggio, Figlio. Ancora un poco, Figlio. Coraggio!>.
Anch’io ho un figlio, pur essendo consacrata e vergine, e questo figlio è il mio direttore spirituale. I divi del cinema hanno le loro affettuose amicizie non bene identificate, don G. ed io abbiamo il carisma dell’amicizia vissuta in Dio Trinità.
Naturalmente lui non è l’unico figlio che ho perché, con la consacrazione, tutta l’umanità viene accolta nella mia anima, quindi amata alla maniera di Dio, con profonde viscere materne, tuttavia è il mio figlio prediletto, un po’ come Giovanni per Gesù.
Egli è per me anche padre perché continuamente si fa segno dell’amore di accoglienza, di protezione e di conforto del Padre per me e, nello stesso tempo, camminiamo insieme come fratello e sorella nel sangue di Gesù.
Lo vedo spesso nel Getsemani e agonizzare sotto la croce e, come Maria davanti al suo Gesù, agonizzo con lui e gli dico: <Coraggio>.
Quel giorno stava male con i suoi soliti guai. Se ne trascina dietro parecchi, ma egli non vuole sentirne parlare. Va spesso girando per compiere un certo ministero affidatogli, è un salesiano e tutti sappiamo come lavorino i salesiani alla caccia  delle anime da salvare. Insomma mi sembra un po’ il buon pastore che ha cura delle sue pecorelle.
Nel pomeriggio doveva partire, aveva un convegno a Roma. L’ho visto giù ed ho sentito il suo stato d’animo senza bisogno di parole, ho cercato di distrarlo chiedendogli un libro per dissipare la tensione, ma non ha attaccato: non è facile prenderla allegramente quando il corpo si accascia e un uomo non trova le risorse per reagire. Mi ha fatta entrare nel suo studio, poi all’improvviso si è girato verso di me, quasi con un gemito: <Pregalo, il Signore,, che ti dia il carisma delle guarigioni, anche a distanza, fai qualcosa…>. Non l’ho mai amato tanto e non gli sono mai stata tanto mamma come in quell’attimo in cui l’ho visto così, caduto davvero sotto la croce.
Il pomeriggio è stato difficilissimo lasciarlo andare sorridendogli, dopo che aveva salutato i confratelli, ma lui non sapeva che io l’avessi sentito, con queste parole: <Allora, vado, se non torno ci troviamo lassù>, dette con semplicità e senza esibizionismi perché erano terribilmente vere. L’ho accompagnato alla macchina e non so che cosa gli ho detto. Avrebbe dovuto guidare da solo  per un bel po’ in quelle condizioni. Certo avrò scherzato come sempre nel salutarlo e dopo che è partito non sono stata libera fino a sera, quando invece di coricarmi mi sono infilata in cappella e lì ho pianto e pregato per lui, io che non piango mai.
Non credo che sia facile incontrare qualcuno “per caso” a Roma, comunque a me un paio di giorni dopo è capitato. Allora don G. mi ha detto: <Si può sapere che mi hai combinato? Ti ricordi cosa ti dicevo partendo? “Ma come potrò affrontare questo convegno sentendomi così, Cosa dirò alla gente?>”. E invece la mattina mi sono svegliato sano, fresco, in forma…ed ho pensato che tu pregavi per me. Ho avuto tutta una giornata di benessere>.
Signore, come ringraziarti? Sono una donna e non posso avere il sacerdozio ministeriale, ma don G. è il me stesso sacerdotale.

(Testimonianza anonima)

 

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