Vergine, sete di Dio – 25 maggio

 

Vergine, tu sei sete di Dio.

 La tua sete
attira l’acqua viva del Padre,
che ti rende immacolata,
il sangue vivo del Figlio,
che ti rende sacrificio a Dio gradito,
il fuoco vivo dello Spirito,
che ti inebria nella gioia del risorto
rendendoti risorta.

Maria, beata te per il dolore,
beata per l’amore,
beata perché hai pianto e sofferto
e subito ingiustizia,
beata per ogni rifiuto,
per la solitudine e l’incomprensione,
beata te, o Maria, vagheggiata da Dio.

Beata per la tua vita
e ancora più beata per la tua morte d’amore,
quando il ghiaccio pacifico della tua verginità
si è disciolto in sacrificio totale
nel fuoco dello Spirito
e tutto è diventato vampata di cielo.

Donala anche a noi
quella tua sete di Dio,
a noi inariditi nel deserto;
e fai che attiri su di noi
l’acqua del Padre, il sangue del tuo Figlio
e il fuoco dello Spirito.

I fioretti di Filomena

<Mi stanno bene questi orecchini?>.
Certo che orecchini così piccoli su un donnone come Filomena sono semplicemente buffi. La conforto dicendole che le ravvivano il viso, il che poi è anche vero.
Filomena ha 67 anni, la quinta elementare e un cuore di grande bambina, dice sempre: <Oh, dolce Gesù> con un piccolo gemito d’amore alla fine, lo dice quando entra in chiesa, quando suo marito ha i nervi perché gli sale la pressione, quando dobbiamo andare giù in paese per la messa e si ferma una macchina per darci il passaggio e lo dice anche quando nessuno si ferma e la strada è lo stesso lunga.
Filomena è rimasta la fanciullina dell’infanzia, o forse ci è tornata dopo la croce e la gioia dei risorti. L’altro pomeriggio mi ha parlato di qualcosa che aveva scritto sulla Madonna, e me l’ha letto pure, lasciandomi sbalordita: “Il creato fu creato da Dio e, prima che si formasse tu, o Maria, eri nella mente di Dio. Perno fermo del firmamento, sostegno, candore, splendore di tutti i tuoi figli, resti per sempre la stella splendente, brilli di luce divina insieme al tuo Figlio. Sostieni il creato schiacciando col piede il serpente, ci doni la gioia di invocarti quale madre potente, rifugio e speranza di tutta la gente. O Maria, il tuo soave profumo riempie il creato, (tu sei) capolavoro di Dio, grandezza del mondo.
E mi ha pure raccontato dei fatti che le sono successi da piccola, badava a ripetermi: <È tutto vero, verissimo!>, la conosco e le potevo dire: <Ti credo!>.
<Eravamo tutti a tavola di domenica, coi genitori e le sorelle, alla fine del pranzo io non stavo seduta composta, potevo avere undici, dodici anni, non lo so, ero piccola. Mia mamma mi sgridò dicendo: <Stai composta perché ancora c’è l’angelo sulla tavola, dato che non abbiamo tolto il pane>, io rispondo e dico: <Sì, mò giusto a me guarda l’angelo>, dopo un po’ mi sono alzata e mi sono diretta verso il lavandino per bere un bicchiere d’acqua, proprio all’inizio della cucina ho sentito sulla mia testa un piede che si è appoggiato fortemente, ho notato che era quanto il piede mio di allora, così fortemente che non mi ha fatto girare la testa da nessuna parte. Ho avuto paura e ho gridato perché volevo scappare e non mi potevo muovere, sono rimasta lì, pietrificata. I miei si sono tutti alzati e sono venuti vicino a me: <Che cosa ti è successo, che cos’hai?>, ed io ho detto: <Sulla mia testa c’è uno con un piede che non mi fa muovere>, mia mamma subito: <Questo è l’angelo, vedi?>, finito di dire queste parole mi sono liberata.
Un’altra volta era la vigilia di Natale e si diceva il rosario a Gesù Bambino, una notte fredda, c’era stata la neve. Eravamo tutti piccoli, io ero la più grande, potevo avere dodici, tredici anni, forse nemmeno ce l’avevo. Eravamo tutti riuniti attorno al braciere. A mio padre avevano regalato un caprettino vivo e l’avevamo messo sotto la cucina, dove c’eraa un’incavatura sulla paglia, e dormiva. Arrivati al momento delle litanie, mia mamma ci disse: <Inginocchiamoci>, ma noi abbiamo risposto: <Fa freddo, rispondiamo seduti>. All’invocazione “Santa Maria” sentimmo a un tratto gridare forte il capretto, che si precipitò verso di noi e piegò le due zampe davanti e rimase inginocchiato vicino al braciere. Piombammo tutti contemporaneamente in ginocchio e da allora io le litanie non le dico mai seduta, ma in piedi o in ginocchio.
A proposito di litanie, quando ancora non avevano levato il latino, una volta ho sognato che io ero presente e una voce sola di donna diceva le litanie in italiano e rispondevano da tutto il cielo, dal profondo della terra e dal mare tutti insieme: <Prega per noi>, io rispondevo pure. Un’altra notte è stato bellissimo, ho sognato un’immensità, come un prato con erbetta verde piccolina qua e là nel terreno, ancora più in fondo veniva verso di me una marea, ma grandissima, di acqua limpida, bassa bassa, che copriva l’erbetta sola, e quell’erba non si bagnava, e nemmeno la terra, quell’acqua non si mescolava con nessuna cosa, era solo lei che veniva avanti, era acqua limpida, come se ci fosse miele dentro, non come questa nostra dei bicchieri, come se palpitasse, come una cosa viva. Tutta in una volta fui innalzata e cantavo, ero sospesa, ma non capivo né dove andavo né cosa dicessi. Ero assetata di quell’acqua e dicevo: <Che bello, che delizia, dolce Gesù, che acqua viva che c’è…> e ho capito che era una cosa celeste>.

Domenica Luise

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