Vergine, regina del magnificat – 23 maggio

Per avere l’amore degli uomini
Cristo ha reso altare il suo Corpo, il suo Sangue
e lui stesso ha celebrato l’Eucaristia
sul Golgota: altare, vittima e sacerdote,
via, verità e vita.

Vergine,
tu sei stata via per raggiungere il Padre
attraverso la vita donata dal Figlio
e trapassata dal fuoco dello Spirito,
che ha preso possesso di te
e ti ha fatta diventare
verità con Gesù verità,
sicché la tua parola
è stata parola di Gesù,
il tuo sacrificio il sacrificio di Gesù,
la strada che hai percorso, trascinando la croce,
perché la croce si trascina,
era la sua stessa strada.

Dio ti ha innalzata
in supremi spasimi d’amore
fra cielo e terra: altare, vittima e sacerdote, o Maria,
insieme a Gesù;
altare, cioè via per le anime,
vittima, cioè vita offerta per le anime,
sacerdote, cioè dispensatrice di Cristo ai fratelli
attraverso le parole di verità
che il Padre mette sulla tua bocca.

Maria,
tu sei l’unta di Dio: unta col suo sangue,
con la sua vita divina in te. Unta per i fratelli,
Maria: sei misericordia dell’amore di Dio all’umanità.

Vergine, rendi anche noi
via verso Gesù,
verità di Gesù,
vita con Gesù.

 

Le cinque dita di una mano

Don Giuseppe, durante una confessione fatta a un convegno passeggiando in un viale di querce, mi ha contato tutte le tentazioni raggruppandole sulle dita di una mano: primo dito, il pollice, le tentazioni di sesso, nelle quali si fermano i più affondandoci come nella melma. Dito indice, tentazioni contro la fede: questo Dio in cui ti sforzi di credere non c’è per niente, guarda quante religioni esistono, perché quella tua dovrebbe essere l’unica giusta? Terzo dito, il medio, tentazioni contro la speranza: guarda quanto sei miserabile e sporco, come potrebbe Dio chinarsi fino a te, non hai mai fatto niente di buono e e non sarai capace di farne, sei dannato, è inutile qualunque preghiera, sei perduto. Dito anulare, tentazioni contro la carità: non vedi che tu il Signore non lo ami per niente? Non senti niente e non sai volere bene agli altri egli ti comanda, sei carico di egoismo, come puoi andare a farti la Comunione, almeno non compiere quest’altro sacrilegio, rinunciaci, tanto è inutile, mangia, bevi e divertiti, goditi questi pochi anni che devi vivere. L’ultimo dito, il mignolo, è quello delle tentazioni di vanagloria: hai visto che tutti ti applaudono, ti cercano, ti ammirano, sei una persona riuscita, prediletta in modo speciale da Dio, ormai sei più che a posto, hai fatto anche troppo per lui.
Guardavo la mano di don Giuseppe come ipnotizzata:
<E dopo avere superato le tentazioni di vanagloria?> ho chiesto, <Dopo stai più di là che di qua> ha risposto lui.
Certo è che il demonio c’è e lavora le anime una per una toccandole nei punti più deboli: nei conventi, nelle famiglie, nell’azione cattolica, nei gruppi di rinnovamento carismatico, nelle comunità di preghiera di qualunque tipo fa un doppio servizio oltre che individuale anche collettivo , tentando di seminare fratture, incomprensioni, diffidenze non solo dall’esterno contro il gruppo, ma anche all’interno stesso. Questo gli piace moltissimo e l’unica possibilità di uscirne senza perderci le penne e anche le ossa  è di raggiungere una certa incrollabilità, di non dire né pensare mai male di niente e di nessuno di ricomporre il più possibile le fratture, piano piano si giungerà a un’abitudine di bontà reciproca e la sopportazione diventerà amore sereno e gioioso. Dobbiamo essere più furbi del demonio e ricordare che ovunque c’è turbamento c’è lui. Evitare il pettegolezzo deve essere una regola di gruppo, evitare i pensieri tristi, le depressioni, gli scoraggiamenti e le vanaglorie una regola personale.
Noi del gruppo di rinnovamento ci stiamo succhiando le derisioni della gente, che favoleggia storie assurde, per esempio che facciamo le sedute spiritiche e l’estasi pubblica. Mi sono messa a ridere per l’idea delle sedute spiritiche, in quanto all’estasi, ho detto, magari il Signore ce la desse, ma non in pubblico. Non è facile portare avanti il nostro discorso, che viene contestato implicitamente o esplicitamente: insistiamo sulla necessità della preghiera e veniamo giudicati disimpegnati dalla vita, questo non è giusto e non è vero perché ognuno di noi si alza la mattina e si mette al lavoro, inizia il suo servizio agli altri, si dona e contemporaneamente, poiché abbiamo fatto di Cristo la nostra vita, è lui che serve e si dona attraverso di noi. Qualcuno dice che siamo superbi perché manifestiamo i nostri sentimenti religiosi, qualcun altro dice che, poveretti, siamo cretini, talvolta siamo anche sospettati di avere il demonio in corpo e così siamo completamente in regola perché anche di Gesù si disse che scacciava i demoni in nome di Belzebù. Naturalmente noi, quando obbediamo al sacerdote che ci guida, e quindi al vescovo, siamo a postissimo, la responsabilità non è più del gregge, ma del pastore. Bisogna pregare molto per i pastori e amarli molto, anche e soprattutto quando la loro volontà ci sembra assurda e non coincide con la nostra. Il demonio stuzzica  talmente la gente che prega insieme perché c’è Gesù vivo: <Dove due o tre sono riuniti nel mio nome , io sono in mezzo a loro>, e più c’è Gesù, più il demonio tira calci, è come una belva che viene disturbata, se non ci dà fastidio vuol dire che siamo suoi complici. Del demonio, comunque, non dobbiamo avere alcuna paura perché Gesù, appena lo chiamiamo, ci libera subito da lui.

Domenica Luise

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