Vergine, maestra d’amore – 21 maggio

Il tuo amore, o vergine, è totalmente libero
da rimorsi e da rimpianti di passato
come da preoccupazioni di futuro.Il tuo amore
è la gioia presente nell’annunciazione e nel natale,
lo strazio presente nella croce,
l’esultanza presente nella resurrezione
perché Dio è il sempre e vive nel presente.

Oggi, ora è il momento di amare,
non domani. Oggi, ora
la nostra anima vuole volare
in preghiera adorante, non domani.

 Oggi, ora è il momento di chiedere perdono,
di soffrire la croce, di risorgere,
di vincere con Gesù e con Maria: non  domani.

 Vorremmo, o Padre, sapere suonare la cetra
e l’arpa e ogni strumento, i nostri cuori
sono il tuo strumento, Tu li suoni per noi.
Tasti dello stesso pianoforte
accordato dallo Spirito Santo,
vasetti di profumo soave
spezzati ai piedi del crocifisso,
ci offriamo a Te attraverso Maria.

Fai che chiunque ci accosti
non si senta più solo né triste:
lasciati trovare per mezzo di noi.
Sveglia dentro la nostra miseria
una profonda sete di Eucaristia, croce e cielo,
rendici apostoli e annunziatori del tuo vangelo:
te lo chiediamo attraverso colei
alla quale mai hai potuto rifiutare nulla,
a lei sia sempre gloria e gioia
nei secoli dei secoli. Amen.

Eccomi, eccomi…

Si chiamava Cesira, aveva 28 anni, era bella e sognava la vita. Brillante com’era si trascinava dietro la festosa schiera delle sue ragazzine del catechismo, che le volevano un gran bene e la seguivano entusiaste. Ma la sua compagnia era cercata anche dal gruppo delle grandi perché la sua allegria composta, la sua maturità di giudizio, la pulizia dei suoi grandi occhi e del suo comportamento morale donavano serenità, ossigeno spirituale e costruivano utili rapporti. Papà e mamma, che avevano solo lei, ne erano orgogliosi. Erano gente povera e buona, vivevano con i piccoli guadagni di un negozietto di “cocci”, ma guardavano a Cesira e il loro cuore si gonfiava di santo orgoglio: <Noi siamo poveri, Cesira si è diplomata maestra, Cesira è una figlia che vale>. Era vero! E il parroco aveva notato che anche Gesù doveva avere messo gli occhi su questa creatura che veniva su proprio bene. I suoi appuntamenti d’amore nell’Eucaristia tra il Signore e lei andavano man mano crescendo di frequenza e di intensità. Ottimismo e buonumore irradiavano sempre più da lei. Poi un giorno mancò alla messa e poi un altro giorno e poi ancora. <Non sta bene la nostra figliola> disse preoccupato il papà al parroco, <e il medico vuole fare certi esami clinici>. E la risposta degli esami venne, fu consegnata ai genitori e la passarono a Cesira. La figliola lesse quei risultati e capì: era condannata, il suo cuore non avrebbe retto ancora per molto. Non disse nulla ai suoi e pregò il medico di non allarmarli. Seguì una settimana terribile! Tutti i suoi sogni erano spezzati. Angoscia, paura, ribellione, confidenza, disperazione, speranza! Poi mandò a chiamare il suo parroco: <La prego, mi ascolti. Ho i mesi, forse i giorni contati. In questi giorni ho agonizzato anch’io nel Getsemani, ma ho fatto la mia scelta finale: voglio andare incontro al Signore che viene e voglio andarci ben preparata, mi aiuti. Può portarmi la Comunione ogni giorno?> . E da quella mattina, per circa due mesi, ogni giorno si ripeteva quell’appuntamento stupendo di amore. Che Comunioni. Che adorazioni brucianti. Che invocazioni e che gemiti, che rinnovate, stupende offerte, <I miei genitori> disse una volta, <vogliono che io preghi per la mia guarigione, ma io ho ripetuto a Gesù che faccia di me quello che crede meglio: se vuole guarirmi, che lo faccia, se invece vuole portarmi con sè sono pronta>. Una notte svegliò la mamma, che dormiva, per assisterla, con lei, ripetendo: <Mamma, la Madonna è nella camera, mamma, la Madonna è nella camera!> mentre, sollevata sui cuscini, guardava estatica verso un angolo della stanza. Al mattino, poi, riferirà al sacerdote: <Questa notte ho goduto tanto. Sono scomparsi tutti i dolori ed ho goduto tanto. E poi la Madonna mi ha detto che verrà a prendermi il giorno della sua festa>. E intanto serena, pacificata, con il cuore e la mente ormai puntati in avanti, passava le giornate meditando, pregando, offrendo la sua vita per tante, nobilissime intenzioni che le sgorgavano dal cuore. Sorrideva a tutti. E giunse la notte del 2 febbraio, festa della Purificazione. Alle tre di notte la mamma si accorge che Cesira viene meno, sveglia il papà che accorre. Inutili tutti i tentativi di farla riprendere. Mentre il papà la sostiene sul letto tenendola per le spalle, Cesira si illumina di una luce misteriosa, fissa intensamente, col sorriso sulle labbra,  quel famoso angolo della stanza che già altra volta aveva attratto il suo sguardo, mormora due volte: <Eccomi, eccomi…> e poi si piega, morendo tra le braccia del padre.

 (Testimonianza di don Giuseppe, salesiano)

 Domenica Luise

 

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