Vergine dell’incarnazione – 20 maggio

 Vergine, un Arcangelo ti annunciò
che stavi per essere Madre di Dio
e tu dicesti di sì. Quante annunciazioni
anche per noi, o Maria!

Una parola letta in un libro,
una Comunione in cui Gesù
ci si è fatto tanto sentire,
un rosario pregato col cuore,
una mormorazione interrotta sul nascere,
una cortesia al fratello antipatico,
un perdono donato in totalità
chiedendo che il male fatto a noi
si trasformi in bene per chi ce l’ha recato,
sono tutte annunciazioni, in cui l’Arcangelo
ci dice: <Se tu vuoi,
Gesù nasce e cresce in te
perché hai trovato grazia presso Dio!>.

Maria, palma alta nutrita del sole di Dio,
miele dolcissimo, che scaturisci dalle piaghe del Crocifisso
mescolandoti e fondendoti al suo sangue,
Maria, ombra per riposare il tuo Dio
e i fratelli amati in Dio, Maria,
giardino recintato e delizioso, segreto,
deserto in fiore, Maria, corona di gigli
sulla fronte del Figlio, amore di Dio,
usignolo che canta la gioia, gorgheggio di Dio,
Maria, impastata con Dio,
tu in Dio, Dio in te, cielo di Dio in terra,
fuoco silenzioso, magma di Dio,
Maria, mamma!

Fai, o Vergine, che anche noi diciamo un sì cosciente,
totale, irreversibile,
come lo dicesti tu,
alle tante annunciazioni fatte a noi.

Agonia d’amore

Questa è la testimonianza di un sacerdote assetato di Dio: ogni anima ha il suo Getsemani e la sua agonia d’amore con cui risponde al sudore di sangue e alla croce di Gesù.
<Oggi mi sento come un soldato che ha gettato tutte le sue energie nei combattimenti del fronte affidatogli, e che mezzo stordito (…o tutto) ha bisogno di “rifarsi”, di “ricaricarsi” per ributtarsi nella mischia. Più che un ristoro fisico voglio un ristoro spirituale, e comprendo bene che mi basterebbe uno sguardo, un sorriso, una parola di Gesù! Sono certo che lui è amore, che mi ama anche se io non me ne accorgo e non ci penso, che non finisce mai di amarmi, lui. Sono d’accordo che solo lui è tutto per me, che solo lui mi può saziare…che mi ha scelto, prescelto tra mille, che vuole servirsi del mio cuore di carne per tornare a soffrire e ad amare…sono d’accordo che io debbo essere un segno trasparente di lui, che debbo dare Dio agli altri, che debbo rivelarlo agli altri, ma intanto ho la sensazione del vuoto, non sento niente, del “grigiore”. Ma come faccio a comunicare agli altri quello che, in quel momento, non sento? Come faccio a donare agli altri quello che neppure io possiedo?È pigrizia apostolica? È la notte dello spirito? È il disimpegno? E Gesù che fa? Non gliene importa niente? Non se ne accorge?
So bene che anche lui ha i suoi perché giustissimi e comprendo che debbo seguirlo anche nella sua passione terribile, ma necessaria. Ma perché anche a me non svela un pochino il suo volto? Debbo proprio continuare a sorridergli al buio, quando nessuno mi vede? Devo proprio continuare a dirgli che lo amo anche se non lo sento? Va bene, ma gli ricorderò che lui è il medico e io l’ammalato, che lui è la luce e io le tenebre, che lui è la sorgente e io la sete… e che quindi si decida a fare qualcosa.
…Io, poi, dovrei finirla di lamentarmi perché proprio io, in un certo momento della mia vita (lo ricordo!) gli dissi di togliere a me la gioia della fede, della speranza e della carità per darla a chi ne avesse più bisogno di me. Se è per questo che mi trovo ridotto così, c’è proprio da dire: ammappalo, come ti piglia in parola. Qui tra deficienze fisiche, psichiche e spirituali mi ha ridotto “un carciofo” come direbbero a Roma. Comunque mi fido di lui. Se è vero che Gesù, per ora, si limita a chiedermi la mia stanchezza, la mia ottusità, la mia rinuncia, la mia “cenere”, ma se in tutto questo egli continua a benedirmi, ad amarmi… allora non posso che lasciarlo fare e abbandonarmi totalmente, e continuo a dirgli di sì decisamente. Faccia di me quello che vuole.
Ogni giorno di più sono consapevole della mia miseria essenziale…Non valgo niente, non sono niente, non ho niente! Ma se è questa consapevole miseria che lo attrae, se è questo riconosciuto abisso della nostra impotenza che lo fa scendere, che venga a riempire questo vuoto che attende di essere ricolmato, illuminato, riscaldato, salvato!
Sono pronto a buttare tutto il mio sangue nel suo sangue per collaborare con lui alla salvezza di qualche anima. Il mio sì voglio che sia totale. Glielo dissi alla vigilia del mio sacerdozio e glielo ripeto oggi>.

(Testimonianza di don Giuseppe, salesiano)

 Domenica Luise

 

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