Vergine di fede, speranza e carità – 18 maggio

Vergine, da sempre il tuo amore
dà gioia a Dio ed è posseduto da Dio
in pienezza, ed è ricaduto
su ogni creatura: da sempre sei vergine,
vittima, anima amante. Quindi da sempre
sei totalmente mamma perché da sempre
il Padre ti ha vagheggiata nel suo pensiero.

Ognuno di noi, come te, o Maria,
è dall’eternità nel pensiero di Dio,
che è Amore. Veniamo dall’amore
per tornare all’amore,
dopo avere fertilizzato la terra
col nostro sangue mescolato al tuo
ed al sangue del Figlio
ed essere ricaduti,
insieme a voi,
in salvezza sulle anime.

Maria, tu sei contemplazione
della parola di Dio, il Verbo incarnato,
acqua di Dio, che diventa carne e sangue
del Dio uomo. Tu sei
la fede perfetta
e la fede è la vista dell’anima
che guarda l’immacolatezza di Dio,
l’accoglie, la fa sua, la dona ai fratelli. La speranza
è certezza di resurrezione
nel toccare, straziata, le piaghe
del tuo Figlio crocifisso
e nel sentirti trafitta dalla spada d’amore: Maria,
tu sei creatura di speranza perfetta. La carità
è l’inebriamento d’amore dell’anima
che brucia in pura adorazione
nel gaudio dello Spirito: fiamma che dà calore
e consumazione, e gioia, e sete di Dio
e dei fratelli amati in Dio: Maria,
tu sei creatura di perfetta carità.

Fai che anche noi giungiamo alla pienezza
di fede, speranza e carità
come frutti maturi,
per la gioia di Dio.

La signora dal soprabito azzurro

Siamo a Cosenza, a un convegno regionale dei gruppi di rinnovamento nello Spirito, e stiamo rientrando nella sala conferenze dove celebreremo la messa. Ho lasciato la mia sedia occupata dalla cartella che ci hanno distribuito e sulla quale ho scritto il mio nome e cognome: mi pareva che bastasse, ma la stanza, sia pure grande, è piena perché, come sempre, c’è stato una flusso superiore alle aspettative, molti sono in piedi lungo le pareti, ammassati.
È bellissima questa corsa alla preghiera. Più Dio si avvicina e più la sete di lui aumenta! Al mio posto è seduta una signora non più tanto giovane: piccola, bruna, appassita, elegantissima e molto profumata. La guardo non proprio storto, ma quasi: resta impassibile. Dico: <Dov’è la mia cartella?>, non risponde. Aggiungo: <Ah, è qui la mia cartella, chi ce l’ha messa?>, e la ripiglio da terra dove, evidentemente, lei l’ha appoggiata. Non fa una grinza. Santa pazienza. Mario, uno del mio gruppo, che prima era seduto accanto a me e ora, ovviamente, si trova accanto a lei, mi fa spazio, mettiamo le sedie vicine e sto in bilico, un po’ di qua e un po’ di là, piuttosto scomoda. La signora di cui sopra ha un soprabito azzurro da cui viene fuori il collettino di una camicetta di seta e l’aria più innocente di questo mondo. Mi trovo pressata fra Mario e lei. Mi sporgo subito a chiacchierare con una mia amica a cui voglio un bene enorme, seduta davanti a me, e ci scambiamo qualche “sguardo carismatico”, come diciamo noi. Sono occhiate che vogliono dire:: <Quanto sono felice. Quanto amo Gesù, quanto mi ama Gesù, ti vedo in Gesù, sai, ti voglio bene, ricevo il tuo amore in Gesù, quant’è bello, siamo una sola fiamma, la tua anima e la mia anima si fondono per amare insieme ogni fratello del mondo>. Chiacchiero con Franca, in verità chiacchierano tutti, la signora che mi ha pigliato il posto mi redarguisce non proprio garbatamente. Sto zitta subito, oggi sono piuttosto angelica, deve essere la superdose di preghiera e l’effetto dello Spirito Santo. Non contenta lei si gira e, poiché alcuni giovani stanno chiacchierando dietro di noi nel chiasso generale, rimprovera anche questi, stavolta è dura, ma io, dietro le sue spalle, faccio cenno ai ragazzi, con un sorriso, di tacere e pigliarsela, loro mi capiscono subito, la guardano, però, molto stupiti e la parola gli si tronca sulle labbra. Sento di amarli molto per la loro umiltà.
Poco dopo mi trovo a parlare con questa benedetta donna e, imprevedibilmente, le dico di essere consacrata. Mi fissa con due occhi stracolmi di ammirazione, si fa piccola piccola sulla sua sedia, che poi era mia e all’improvviso ho molto più spazio di quanto me ne occorra: <Che meraviglia> mi dice, <io però l’avevo capito>. È inutile domandarle da che cosa l’avesse dedotto. Incomincia la messa, una delle letture è il brano in cui il Signore chiede ad Abramo il sacrificio di Isacco, e lei mi sussurra: <Così mi dice sempre Dio: “Dammi tuo figlio” >.All’istante comprendo che suo figlio desidera diventare sacerdote e lei non vuole. Sto qualche attimo zitta, ma poi è più forte di me:
<Tuo figlio vuole fare qualcosa e tu non vuoi?> le chiedo.
<Sì>.
<Vuole farsi sacerdote>, non è una domanda, ma un’affermazione.
<Sì>.
<Offrilo a Dio durante questa messa>.
<Sì>.
Poi, per un po’, non abbiamo parlato.
<Gliel’hai offerto?> le chiedo in seguito.
<Sì>.
Alla fine della messa mi ha detto che suo figlio aveva ventisei anni, poi l’ho perduta tra la folla e non l’ho vista mai più> .

Domenica Luise

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