Vergine della misericordia – 19 maggio

Vergine, ciò che avviene nella tua anima
è prodigio della misericordia di Dio per te
e per gli uomini, tuoi fratelli. Tu sei
la vagheggiata dalla Trinità,
che gode tanto nel ricevere
il nettare profondo e dolcissimo
che nessuno ha mai sfiorato nel tuo segreto. Per te
il mondo ha ricevuto la misericordia di Dio
fatta carne,
ne fu coperto
come da un caldo manto protettivo
e ne ha pulsato
come un grande cuore reso vivo
dopo la lunga attesa.

Dopo di te, Dio ancora si incarna
nelle anime vergini e verginizzate,
quelle creature di sì totale,
di preghiera perenne,
di olocausto senza ritorno, inebriate dallo Spirito,
creature di fede nuda,
che è tutta fede,
di speranza nuda nel Cristo
risorgente dalla morte
e di carità nuda
verso Dio e i fratelli amati in Dio:
carità senza interesse,
in pura perdita di sé. Nessun’altra fede
nelle ricchezze, nei mezzi umani,
nelle raccomandazioni. Nessun’altra speranza
nella buona salute, nel buon matrimonio,
nessun altro amore egoistico per sé
né per le persone più care: Dio solo
e le anime amate in Dio, per Dio, con Dio.

Maria, vergine verginizzata, insegnaci
a vivere della vita di Dio e non della nostra.

I figli impossibili

Iole si è sposata a trent’anni compiuti: un matrimonio d’amore.
Volevano subito un bambino e quando mia sorella si accorse di essere incinta fu la piena felicità, ma verso i due mesi ci fu uno strano aborto.  <Un incidente>, disse il professore,
<lei, signora, non avrà problemi per la prossima gravidanza>.
Un guaio può capitare a tutti, ma quando mia sorella ebbe un altro aborto più o meno simile al primo, non si poteva proprio pensare a un secondo caso. Non si capiva bene che motivo ci fosse stato e stavolta Iole, che si tenne troppo a lungo il bambino morto sperando che potesse, in qualche modo sopravvivere, rischiò anche la setticemia, ad una ad una le unghie dei piedi divennero viola e caddero. Psicologicamente era distrutta.
Una sera Iole si trovava a casa di Pierina, che in pratica è la nostra terza sorella adottiva, era ora di cena, ma mia sorella piangeva guardando un poster che parlava dell’aborto, dove erano stampate fotografie di feti  nel ventre della mamma durante i vari mesi di gestazione e lei pensava che così erano i suoi figli e chissà quanto avevano sofferto. Si trovava momentaneamente sola nella stanza . Pierina l’aveva ancora chiamata per mangiare quando Iole ha sentito una vocetta, mi ha detto, come di bambina piccola che ha patito: <Mamma, ma adesso noi non soffriamo più>.
Una mattina  ero a casa di Iole, parlavamo, a un tratto l’ho guardata fissa  e dalla bocca, meccanicamente, mi è uscito detto: <Tu avrai un figlio>. <Lo dici da te o te l’ha ispirato il Signore ?> ha chiesto lei. <Non darmi retta> ho concluso.
Era difficile affrontare un’altra gravidanza, <Non me la sento> mi disse Iole, <non ne ho il coraggio>, ma poi dovette sentirsela per forza perché un terzo bambino si annunciò inaspettato.
Iole si mise a letto per ordine del medico, era estate, sudava, si sentiva continuamente male. Veniva quasi ogni mattina una donna, madre di famiglia, per i servizi, mi ricordo che una volta, mentre le rifaceva il letto, guardai mia sorella e pensai che sembrava tanto malata e tanto poco incinta. Era gialla in viso, dimagrita, con gli occhi enormi e ansiosi, vomitava e sputava sempre. Dopo qualche tempo il risultato dell’analisi di gravidanza ha dato negativo, significava che il bambino era morto come gli altri. Proprio il giorno prima Iole mi aveva dichiarato di avere chiesto al Signore: <Se muore anche questo, fallo risorgere>.
Mio cognato piangeva e diceva cose sconnesse abbracciato a sua moglie nel letto, compreso che aveva pensato di suicidarsi senza tornare a casa e lei aveva la forza di consolarlo.
Ho percepito dentro di me che dovevo “compromettermi davanti a lui“, in un momento in cui li ho sentiti piangere di meno sono entrata e ho detto:
<Giuseppe, chiediamo un miracolo al Signore>, e lui :
<Io Dio l’ho sempre rispettato, non l’ho mai maltrattato, ma oggi l’ho ripudiato>.
Io e mia sorella ci siamo messe a pregare chiedendo al Signore che facesse risorgere il bambino, il cognato si è addormentato di colpo. Era martedì e abbiamo detto il più doloroso dei nostri rosari dolorosi, appena ha aperto la farmacia sono andata a comprare un test di gravidanza, ricordo che mentre tornavo, in tutto quel caldo, col pacchetto in mano, ho detto a Gesù:  <Un errore è possibile, ma io lo crederò sempre un miracolo>.
Per avere il risultato, ai tempi, ci voleva un’ora, ma dopo soli quaranta minuti l’analisi era chiarissimamente positiva, la mattina seguente Giuseppe l’ha ripetuta in due laboratori diversi, risultato positivo, anche nello stesso posto dove il giorno precedente dava negativo. Prima di Natale è nato Giovanni, il più bel regalo che il cielo ci potesse fare, c’era placenta semiprevia, sofferenza fetale, acque verdi ed è stato necessario il cesareo a otto mesi, ma erano vivi e felici mamma e figlio ed io con loro.
Giovanni non è rimasto figlio unico. Passati circa tre anni, Iole era di nuovo incinta. Stavolta ogni settimana, il sabato, arrivava il referto dell’analisi, che era sempre uguale: il bambino non poteva vivere perché la placenta non ossigenava sufficientemente il feto.
Allora io insegnavo in un istituto professionale a poca distanza da casa, una quarantina di minuti di treno più un quarto d’ora di footing ad andare ed un altro quarto a tornare. Sabato era il mio giorno libero, che incominciava sotto tensione fin dal risveglio, quando il cognato partiva per prendere il risultato, continuava con la tensione a pranzo perché la situazione non dava speranza e si concludeva in un pomeriggio di fuoco e di preghiera.
Giovanni poteva avere tre anni e si era molto legato a me che, pur non avendo mai avuto la minima vocazione a fare la brava donna di casa, trottavo dall’alba a notte senza pietà. Il pomeriggio mi seguiva in camera, quando mi riposavo, non c’era verso che andasse via: <Io ti guardo dormire> affermava, una volta ho finto di addormentarmi e quando ho riaperto gli occhi Giovanni mi fissava serio serio.
Alla visita di controllo il professore, quello che già aveva fatto nascere Giovanni, disse a Iole:
<Signora, io non so com’è che, con queste analisi, il bambino cresce>.
A mia sorella venne in mente: “Mio figlio cresce di Spirito Santo“.
Pregavamo con tutte le forze e Iole confezionò il vestitino di battesimo per una femminuccia: come per il primogenito, entrambe “ percepivamo” il sesso.
Anche qui fu necessario il cesareo, alla vigilia uno dei medici disse a Iole: <Signora, non ci speri : non sappiamo COSA nasce>.
Nacque Mariachiara, perfetta e formato gigante.  Il professore testimoniò il caso di mia sorella ad un convegno internazionale di medicina, non so se fosse credente, ma era una persona magnifica e sicuramente ha raccontato le ragioni della vita.

(Testimonianza di Mimma e Iole, sorelle)

Domenica Luise

 

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