Vergine, pura fede in Dio -17 maggio

Maria, tu hai creduto
che Dio poteva nascere da te!

 Così sei stata
il riposo di Dio in terra,
guanciale vivo, dove il piccolo Gesù
succhiò il latte del tuo amore.

Maria,
quelle volte egli ebbe dove poggiare il capo!

Maria, dopo di te Gesù trovò gli apostoli,
le pie donne, i suoi innamorati
nel corso di ogni secolo. Innamorati,
come te, di un Dio
nato bambino in una stalla, nei disagi di un viaggio,
cresciuto in esilio,
vissuto in una bottega di falegname,
morto in croce col supplizio degli schiavi,
ultimo fra gli ultimi e primo dei risorti.

In lui fame, sete, stanchezza degli uomini
sono divenute fame, sete, stanchezza di Dio
che ha assunto, per eccesso d’amore, la nostra miseria
affinché noi assumessimo,
col nostro sì d’amore,
la sua divinità.

Comunicaci, o Maria, la tua fede nel Dio umile,
aiutaci a riconoscerlo sotto le spoglie umane,
insegnaci ad accoglierlo per dargli gioia
nei nostri cuori,
con la nostra vita.

Quella fede che sposta le montagne

Quando aspettava il quarto figlio tutti le dicevano: <Abortisci>, ma lei dura.
Una notte si sogna padre Pio, tutto bello nei paramenti sacri, che con aria decisa si alza da sedere e le dice: <Serve il mio aiuto?>.
Nasce un bambino e lascio a lei la parola, una mamma che adesso non ha nemmeno quarant’anni:
<Il piccolo aveva un anno esatto, il giorno dopo che gli abbiamo fatto la torta di compleanno era moribondo. Stavo come una cretina e non capivo che mio figlio moriva, era mezzogiorno, ha abbandonato il capo sulla mia spalla e non parlava più. Dopo due ore Francesco è stato ricoverato all’ospedale per tonsillite acuta e otite, il medico confermò la diagnosi. Il bambino aveva febbre altissima, quaranta e quattro, mangiava appena un cucchiaio di pastina e il mio latte.
Mi sono ricoverata all’ospedale civile e dormivo vicino a lui, in una camera dove c’erano sei bambini, tutti con tonsilliti e cose del genere. Ricordo che un giorno l’ho appoggiato sul letto e lui stava male, una signora mi ha detto: <Signò, non lo lasciare il bambino, guardalo>, le ho risposto: <Eh, no, non lo lascio, sono qui al bagno a lavarmi le mani, non è che mi allontano>, di nuovo lei mi ha ripetuto la stessa cosa: <Signò, non lo lasciare il bambino>, io non ho capito perché insistesse, ho pensato che mi dicesse così perché il bambino poteva cadere dal letto, invece poi, quando ha visto che si è ripreso, mi ha confessato: <Signò, a me mi sembrava che il bambino stava per morire, perciò vi dicevo di guardarlo>.
Dopo tre o quattro giorni una sera ho messo sotto il cuscino di Francesco un’immagine di padre Pio e ho pregato, pregato tanto che il cielo l’ho fatto scendere in terra, pregato senza sosta, però sempre fiduciosa. Il giorno dopo, verso le otto, mi sono accostata per vegliare il bambino e ho sentito un profumo meraviglioso di fiori, ho detto: “Mamma mia, che profumo” e mi sono ricordata che c’era l’immagine.
Viene il medico alle otto e trenta e gli dico che la febbre di mio figlio mi faceva impazzire, al che lui ha risposto: <A te sì, ma a me non più. Vieni di lì che mi devi portare una cosa dal tuo paese>.
Senza capire niente sono andata in un’altra stanza con lui, ha chiuso la porta, c’erano altre persone: una suora infermiera, una dottoressa e un dottore, entrata lì dentro mi fece leggere la diagnosi: mio figlio non aveva avuto una tonsillite, ma una salmonella paratifoide e tifoide, insomma tifo e paratifo. Nelle analisi precedenti non risultava questa malattia: tutto negativo, sennò il bambino sarebbe finito all’isolamento, invece mio figlio si è fatto tifo e paratifo in mezzo agli altri bambini senza contagiare nessuno, né le madri né i figli.
Quando ho saputo cosa aveva avuto, sono rimasta fredda, senza pensare a niente, ma lui mi ha detto: <Non ti impressionare, abbiamo trovato la medicina giusta>.
A mezzogiorno la suora portò la medicina, uno sciroppo, alle cinque l’altro cucchiaino, e generalmente nel pomeriggio gli saliva la febbre, ma da quel giorno in poi non è venuta più, era venerdì e io lo considero il mio giorno felice perché è quello in  cui è morto Gesù.
Adesso Francesco ha tre anni, è super intelligente, bello, vivace, affettuoso, la sera va regolarmente davanti al crocifisso e gli dice: <Scusa, Gesù>, ha già capito che la preghiera incomincia chiedendo perdono. Fa i capricci ed è furbo e monello come tutti i bambini. L’altra sera a messa, alla Comunione, ha incominciato a gridare in chiesa: <Mi fa fame, mi fa fame>, e siccome io gli dicevo di stare zitto, ha proseguito: <Mi fa fame di Ostia>.

Domenica Luise

 

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2 risposte a Vergine, pura fede in Dio -17 maggio

  1. chiaramarinonira ha detto:

    Splendide poesie
    la preghiera è l’unica via
    Racconto emozionante.
    Grazie Mimma
    un sorriso
    un abbraccio
    In punta di piedi passo a lasciarti un saluto.

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