Vergine del dolore e dell’amore – 16 maggio

 

E’ dalla tua umiltà, o Vergine,
cioè dall’essere tutta presa dalla gloria di Dio
e non dalla tua gloria
che ha inizio il volo della tua anima.

Non hai fango dentro di te: sei la purissima,
non hai detriti dentro di te: sei la lievissima,
non hai angoli d’ombra dentro di te: sei la tutta luce.

Nessun dolore e nessun amore ti furono risparmiati,
o madre del Cristo e degli uomini, uno per uno,
Vergine dove palpita l’incandescenza dello Spirito,
creatura totalmente fusa con l’immacolatezza del Padre
che genera il Figlio in puro olocausto! Vergine
dell’acqua viva del Padre,
madre del sangue vivo del Figlio
che risorge nel fuoco vivo dello Spirito,
tu, Maria,
acqua, sangue e fuoco di Dio,
posseduta da Dio!

Liberaci dal fango e dai detriti,
fuga le nostre tenebre, Maria,
rendi anche noi innamorati
del Dio amoroso, doloroso e risorto
perché possiamo essere amore, sacrificio e resurrezione
insieme a te.

Sogni d’amore

Il dolore è come quando si dà un gran calcio alla palla: il colpo fa soffrire, ma la palla sale.
Anna ha trentanove anni, quattro figli: <Uno chiama, uno grida, uno piange> mi diceva l’altro ieri per telefono, probabilmente l’unica a stare quieta, forse perché non era in casa, era la femminuccia. Anna mi ha raccontato qualcosa del suo matrimonio: <Al secondo giorno di nozze si girava sempre dall’altro lato la sera dicendomi che era stanco e io piangevo, quanto ho pianto per un uomo, cretina, poi, in un momento di serenità, mi ha detto che già da quando sono entrata in chiesa vestita da sposa  gli era venuto il dubbio che io lo tradivo.
Adesso rimpiango, ma la parola rimpianto è poco, è niente, zero, sottozero, tutto il tempo perduto, il non aver saputo accettare la sofferenza senza cadere nella disperazione, è meraviglioso il dolore vissuto in totale innocenza…essere condannata e toccata su un punto…su questo punto preferisco la morte al peccato. Per me è stata una meravigliosa croce. Quanti schiaffi mi sono presa. Dopo tre mesi mi ha cacciata dal letto perché ero indegna di stare accanto a lui…e teneva il fucile sempre pronto sull’armadio con le cartucce a fianco> .
Anna chiama Gesù “lo sposo d’amore” e quando non può fare la Comunione di giorno sogna di farsela la notte.: <Siccome avevo sempre desiderato, da anni, di cantare “Ostia santa di pace e d’amor” davanti all’Ostia consacrata da vedere così, non chiusa nel tabernacolo, una notte della fine di luglio ho sognato che dalla chiesetta è partita l’Ostia grande e volava come una farfalla, si piegava nel volare, non era rigida, e si è fermata davanti al portone di casa mia, io ero fuori e appena l’ho vista, a tu per tu, guardandola, le ho cantato tutta la canzone: da anni avevo questo desiderio. Dopo mi sono girata per vedere se c’era qualcuno affacciato al mio palazzo, era notte e non c’era nessuno, solo una luce rosa e si sentiva l’eco di ave Maria e santa Maria…tutte anime che pregavano, voci angeliche davvero.
E tutte le confessioni e Comunioni che mi faccio in sogno…quante volte mi sono sentita dire: “Son io, son io”, quante volte in sogno ho bevuto al calice e nella realtà mai.
Ho sognato, una notte, di confessarmi da padre Pio, gli ho detto che avevo criticato e mormorato, mi ha risposto: <È bello amare il prossimo e chiedere la luce dei sensi> e poi mi ha regalato il suo piede con la stimmata da cui usciva sangue e una specie di schiuma>.
Anna sorride al ricordo dei suoi sogni d’amore: <Mamma, dov’è la giacca del pigiama?>, <Mamma, la ricerca di storia, le domandine, non so come fare>, <Mamma, non voglio dormire>, <Mamma, non ho fame>.
Anna afferra un bicchiere dove ci sono confettini variopinti: le servono per fare mangiare Francesco, lui intanto ci gioca. Alle domandine di storia ci penso io come posso. La giacca del pigiama è riapparsa, come per miracolo, dal mucchio, Luigi è a letto per primo. Anna mi sorride imboccando Francesco, che fa schizzare i confettini qua e là e poi borbotta e bisogna raccattarli tutti.
Forse stanotte ci sarà un altro sogno d’amore.

Domenica Luise

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