Vergine, Eucaristia di Dio – 15 maggio

Maria: tabernacolo della vita di Dio,
dove il sangue del Figlio brucia
in puro olocausto
traboccando su tutte le anime
del presente, del passato e del futuro.

Vergine crocifissa totalmente
per ognuno di noi,
madre le cui preghiere si moltiplicano
per i poteri di Gesù
e diventano universali
ricadendo tutte su ogni creatura
affamata e assetata di Dio!

Maria, tu sei offerta pura in Cristo,
tu sei la celebrazione eucaristica,
il tuo seno è altare di Dio;
Maria, tu sei l’ostia
Gesù è il sacerdote che ti celebra, tu sei
eucaristia sotto specie umane.

Aiuta, madre, ognuno di noi
ad essere una messa d’amore perenne
celebrata dal Figlio per la salvezza delle anime.

Anche in noi è presente Gesù
dal giorno del battesimo
per celebrarvi la nostra eucaristia.

Cristo Eucaristia nella mia vita

Il mio incontro con Cristo è partito dalla sete dell’Eucaristia.
La creatura che si è innamorata di lui a diciassette anni era molto differente da ciò che sono adesso. Mi ricordo di allora: ero una ragazzina qualunque, con la cotta per un noto attore e l’insofferenza verso la famiglia.
Sembrò che il mio cambiamento fosse repentino: all’improvviso passai dall’apparente indifferenza religiosa, non andavo neanche in chiesa tutte le domeniche, alla messa e alla Comunione ogni giorno.
Tutto ciò era stato preceduto da lunghe preghiere in cui il pensiero e il desiderio dell’Eucaristia, oltre che il dolore dei miei peccati, mi facevano stare sveglia e sospirare la sera nel mio letto.
Da allora è stato Cristo a mangiarmi più che io a mangiare lui.
È incominciata quella che io chiamo avventura.
Avventura significa che sono completamente trasportata, dopo avergli dato la mia mano tremante, per sentieri dove non posso prevedere mai cosa mi accadrà il minuto seguente. Potrebbe esserci il Tabor dietro l’angolo o l’orto del Getsemani con gli amici caduti nel letargo o il sangue della croce o il mattino della resurrezione. Avventura significa che non posso annoiarmi mai: piangere sì, sentirmi solissima fra tutti, essere incomprensibile e incompresa, rimanere misera e peccatrice dopo tante ebbrezze di sangue divino, gridare il dolore senza parole, sì, d’accordo: annoiarmi mai.
L’Eucaristia mi asseta sempre più: posso comprendere i drogati, che non riescono a liberarsi e hanno bisogno di dosi sempre maggiori, perché anch’io sono come loro, sono una drogata dell’Eucaristia. Ho bisogno di vivere sempre col rischio della vita: sono ben consapevole che certi momenti di adorazione intensa possono costarmi la vita, e a me vivere piace, ma morire d’amore mi piacerebbe di più e avverrà quando egli lo vorrà e se lo vorrà.
Quindi avventura col rischio della vita, avventura eucaristica, avventura imprevedibile, che non può annoiarmi né stancarmi, avventura d’amore. Qui la debolezza della creatura, la sua poca resistenza anche nella gioia oltre che nel dolore, l’incapacità, per il soprano, di tenere a lungo l’acuto non contano: oggi posso essere una fiamma per lui e domani sentirmi un pozzo vuoto, la straordinaria avventura dell’Eucaristia procede ugualmente.
Una Eucaristia che si identifica con la mia vita e mi si rende più necessaria dell’aria che respiro. Cristo Eucaristia è l’unico al quale io sia costretta a dire in tutta verità: <Non posso vivere senza di te >.
Prima di amare Cristo non vedevo nemmeno i fratelli, adesso se egli mi dicesse: <Domenica, accetta di morire di cancro e io salverò un’anima, una qualunque, una che non conosci>, gli risponderei di sì senza esitare un attimo.
E sfilano, dentro di me, le creature che amo di ardentissimo amore, con le loro ideologie politiche, il loro patire, la loro generosità, la loro luce, talvolta.
C’è il ragazzo che ieri sera, appena sono arrivata qua, mi ha portato la valigia più pesante  e c’è la signora sconosciuta alla quale ieri mattina, a Roma, ho portato io una valigia, ma era ala più leggera. C’è la suora conosciuta ieri in treno che, dopo la Comunione, mi dice: <Ti ho sentita dentro di me nel sangue di Cristo> e c’è la mia amichetta comunista, che si è iscritta al partito dopo avere scoperto che il suo amore era già sposato.
<Non voglio entrare in paradiso senza di loro>, ti urlavo l’altra mattina, o Signore, toccando con mano la mia impotenza i fronte a sofferenze che non arrivavo a consolare, non posso essere felice senza che accanto a me ci siano tutti. Tutti e per sempre, quelli che conosco e quelli che non conosco, quelli che furono, che sono e che saranno. Ho sete di anime come ho sete dell’Eucaristia, in un modo diverso eppure simile, tanto da dare la vita per te, o Signore, o per uno solo di questi miei fratelli. Perché da quando ho scoperto il vero amore è incominciata la mia Pasqua. (testimonianza letta dall’autrice ai cooperatori salesiano durante il congresso eucaristico di Pescara).

 Domenica Luise

 

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