Vergine paziente – 12 maggio

Tra i peccatori e l’inferno
c’è questa madre!

Nel dannato
c’è lo stesso fuoco d’amore di Dio,
ma non essendo accolto
si crea una contro natura,
e ciò che per il beato è fuoco di delizie
per il dannato è fuoco martirizzante,
e più forte era la predilezione di Dio
e più è forte la non accoglienza,
più è forte il martirio. Terribile scelta dell’uomo,
che continuamente respinge l’amore di Dio
pure essendone pressato, penetrato e torturato.

 Ma prima di precipitare in questo non amore,
il cui primo effetto è l’invidia del bene altrui,
bisogna rifiutare le braccia aperte di Maria,
la sua mano che si tende e la promessa della vergine:
< Intercedo per te! >.

Prima il peccatore deve calpestare
il pianto di Maria su di lui, spingerla da parte,
ridere della sua immacolatezza, dichiarando che la vergine
è una favola bella per bambini scemi,
urlare che non ci crede, che non gli serve aiuto,
che è troppo tardi per lui, che non la vuole,
che Maria non c’è!

Ma è difficile rifiutarti, o madre dei peccatori,
perché è difficile rifiutare
l’amore di Dio che è in te.

Rendici, Maria, pazienti come lo sei tu
nell’attendere i poveri peccatori.

L’intervallo

Carmela è una comunista convinta, da tessera e proselitismo. Ha un’anima bellissima. Per un periodo ha insegnato francese nel mio stesso istituto e così ci siamo conosciute, fu un giorno in cui nel pomeriggio volevamo andare al cineforum per alunni e professori a vedere un film, io l’ho invitata a pranzo e lei è venuta tutta compostina e ancora un po’ incerta su questo strano animale che ero io.
A casa mia ho incominciato a non trovare generi di prima necessità tipo le pagnottelle e gli spaghetti, infine sono riuscita a stendere la tovaglia e nel frattempo lei, rovistando, ha riesumato il pacco della pasta che non si trovava perché io sono grassa e forse allora mi consideravo a dieta. Urlo di gioia di Carmela e mostra del trofeo, ma il pacco era aperto e buona parte degli spaghetti finì per terra. Li abbiamo raccattati scrupolosamente mentre lei diceva: <Domenica, non dico tanto, ma un poco ti dovresti organizzare> e ridevamo come due bambine dalla gioia di essere insieme.
Per contorno abbiamo sbucciato due patate, una per una, svelta svelta lei ha acchiappato una padella, ci ha versato l’olio, le patate, io guardavo e pensavo: “Ora si attacca tutto”. <Quella è la padella che attacca> le ho detto, infatti poco dopo ne ho dovuto prendere un’altra e fare trasferimento delle patate con olio e tutto. Non so se Carmela sia rimasta molto sconvolta da questa mia prima ospitalità, so solo che abbiamo parlato anima ad anima, le ho regalato il mio libretto di preghiere. <Domenica> ha detto, <non credo che come vado via ti penti di avermelo dato?>, le ho risposto che stesse tranquilla, lo sguardo lucido che mi ha lanciato mi è entrato nel cuore e c’è rimasto, c’è sempre. Quanta sete di Gesù in questa ragazza, del Gesù vero, non delle deformazioni e dottrinarismi su di lui.
Ciò che più amo in Carmela è la lealtà di vita, ciò da cui vorrei guarirla è la cocciutaggine e il sentimento di ineluttabilità. <Non sarò mai come te> mi ha detto, <Non devi esserlo> ho risposto, <non devi imitarmi, ma diventare la Carmela che Dio vuole tu sia>.
Un giorno mi ha fatto un serio ammonimento anche se è più giovane di me e piccola la metà: <Domenica, tu sei troppo aperta, troppo sincera, ti fidi di tutti, stai attenta>. <Non preoccuparti. Io mi mostro per quella che sono, chi mi vuole mi piglia, non ci perdo niente>, le ho sorriso su quel visino preoccupato per me.
Mi aveva idealizzata. Poi l’invitai in Sicilia a casa mia e rimase molto stupita , mi disse che ero “complicata”, scoprì le mie lune, gli scoramenti, i contorcimenti della mia anima. Allora le ho detto: <Quando tu accetterai pure i miei peccati, saremo davvero amiche>, mi ha guardata senza rispondermi, ha capito e siamo diventata davvero amiche.
È stato stupendo. Insieme abbiamo vissuto ore di completa armonia di anime. Temeva che io la volessi forzare per la religione, le ho promesso che non l’avrei fatto mai e ho mantenuto, però è stato doloroso vederla soffrire e capire che era tutta ricerca di Gesù senza che lei se ne rendesse conto.
<Cos’è la mia vita? Cos’ho costruito?>, quel giorno mi parlava senza guardarmi, deponeva nel mio cuore i suoi affanni, poi si accorse di avere parlato sempre di sè e mi chiese: <Come sta zia Maria?>. <Sei dolcissima> le ho risposto, <vuoi dare spazio anche a me>.
<Non ti si può nascondere proprio niente> ha concluso lei, ma con soavità, con riposo: era compresa, era amata, si lasciava cullare.
L’altra volta ero a casa sua e lei apparecchiava la tavola: <La vita> ha meditato ridendo, <è un intervallo fra un pasto e l’altro>, ho riso con lei per dissipare la tensione della sua battuta, poi però ci ho ripensato: per me, invece, la vita è un intervallo d’amore fra un’Eucaristia e l’altra.

Domenica Luise

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