Vergine ardente di Dio – 9 maggio

 Maria, il tuo cuore ferito dalla croce
poteva essere guarito solo dal cuore del Figlio,
squarcio a squarcio, sangue a sangue, vita a vita,
anima ad anima.

Vergine, tu fosti la candela accesa
e per altare ti fu dato il mondo
e per tempo l’eternità di Dio e per frutto
tutti gli esseri umani che furono,
che sono e che saranno.

Il candore della cera
fu l’immacolatezza del Padre
che tu accogliesti in puro carisma; lo stoppino
che la trapassa
fu il Figlio tuo, vivente nell’abbraccio del Padre
e del tuo ventre,
stoppino da sacrificare in totalità
perché dalle sue piaghe siamo stati salvati,
bruciato attraverso la fiamma viva dello Spirito,
che fonde la vita del Padre e del Figlio con la sua vita
in fusione d’amore,
afferrando in questa consumazione inebriata
la tutta vergine,
la tutta sacrificata,
la tutta ardente.

Maria, fai che anche noi
precipitiamo in questa divina fornace
come farfalle attirate dalla luce,
per bruciare nel fuoco di Dio
e diventare simili a te.

I mendicanti di Dio

 Nei gruppi di Rinnovamento nello Spirito si prega a braccia alzate: vuol dire tendere le nostre mani vuote verso il cielo per diventare mendicanti di Dio, egli è un gran signore e non dà soltanto qualcosa di ciò che ha, ma tutto ciò che è, e si appoggia nelle nostre mani aperte come in calici purificati perché noi lo portiamo agli altri dopo averlo ricevuto in elemosina.
Dio ci arricchisce per dare e non per tenere!
Passiamo la vita a caricarci di lui nella preghiera per poi portarlo nelle strade del mondo, sul posto di lavoro, gli facciamo fare le vacanze con noi al mare o ai monti e lo testimoniamo cercando di non predicare troppo per non diventare noiosi: la nostra vita è la sua testimonianza, egli è in noi, è luce e non potrebbe non risplendere.
Ogni scusa è buona per riunirci poiché abbiamo scoperto cosa vuol dire preghiera comunitaria, quando lo Spirito ci fonde in una sola fiamma e sentiamo dentro di noi la smania di saperne di più su questo Dio che si è lasciato toccare da noi: conferenze, istruzioni, studio biblico, meditazioni, rosari, chi ha più tempo, o meglio voglia, di distrarsi da questa gioia?
Ieri sono andata a un convegno. Appena mi ha vista Franca mi ha detto: <Tu sei sempre dentro di me>, <Anche tu, uccellino> le ho risposto accogliendola sul mio ampio torace, <apposta ti sei ingrassata> ho scherzato: Franca è piccola la metà di me.
Rosina mi ha sussurrato: <Ero vuota e appena arrivata qui mi sono sentita riempire del Signore>, mi sorrideva attraverso la sua bocca sdentata.
Durante la conferenza mi sono girata indietro e ho visto Mirella. Una frazione di secondo per capire che era stravolta, alla fine l’ho abbracciata: <Dimmi la verità, tu ti senti male>, lei ha ceduto subito: <Sì, tanto male, non posso muovere bene la mascella e nemmeno le braccia>, <Gloria a Dio> mi trovo a risponderle, so che con Mirella me lo posso permettere, <Dio Padre bacia in te suo Figlio e ti chiama Cristo, Figlio mio>.
Mirella ha la sclerodermia: le conseguenze possono essere, mi ha spiegato, di tanti tipi come accecare, paralizzare, se colpisce l’esofago vivere sei mesi soltanto perché poi non si può più né respirare né inghiottire, insomma gli organi e le ossa, in un punto qualunque dove la malattia colpisce, diventano duri, si irrigidiscono i nervi, i muscoli, le vene, tutto.
Mirella mi spiega queste cose mentre mangiamo il mostro panino bene imbottito, durante l’intervallo per la colazione. E conclude: <Prenditi un altro mandarino>.
Poi il volto diventa senza espressione, resta solo la mobilità degli occhi, neanche la bocca si apre più, dovrebbero cadere i capelli e anche le ciglia e sopracciglia, le unghie non crescono più…Ho tanto amato Mirella, ieri, e ho sentito che Dio l’ama tanto. Durante la messa del pomeriggio mi diceva: <Che mi importa di soffrire, niente! Dio è amore>.
Una signora di cui non so il nome , a un certo punto, mi ha chiamata, eravamo in attesa della conferenza. Mi ha detto: <Poiché Antonella è del tuo gruppo, stalle vicina, mi sembra che abbia bisogno d’affetto, forse si sente sola>, ho risposto di sì e ho guardato la donna che le era seduta a fianco, aveva il volto del dolore. <Ma tu stai soffrendo?> mi è uscito di bocca. <Eh, io…era da tanto tempo che non venivo, ora mi stanno aiutando queste sorelle buone, altrimenti…>.
<Ma tu, da quanto tempo non fai la Comunione?< le ho chiesto, e lei: <Martedì mi confesso da padre Giuseppe>. <E stasera non fai la Comunione?>. <No, non mi sento di mettere ordine adesso, di confessarmi>. <Ma tu la desideri?>. <Sì, io…><Senti, perché non gli chiedi se la puoi fare in attesa della confessione di martedì?>.
Siamo finite in tre da padre Giuseppe perché lei, da sola, non aveva il coraggio, così ieri sera c’è stata una Comunione in più. Al momento della pace l’ho abbracciata, mi ha detto:<Grazie!>.
Grazie a te, o Signore, perché tu solo sei grande e sommergi con la tua potenza regale le nostre piccole miserie. A te la gloria, a noi il nostro niente nella grande pace della tua luce che ci ha fatti suoi.

Domenica Luise

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