Vergine, luce di Dio – 6 maggio

La luce di Dio attraversa la Vergine
per spandersi sul mondo e poi,
ricevuta dagli uomini,
riattraversa la Vergine
e ritorna a Dio offerta da Maria!

La luce è fatta per essere vista, o Maria,
e c’è in ogni anima un segreto mai svelato,
un punto verginale
che nessuno ha mai toccato né saputo,
dove Dio solo può giungere
e dove egli è accolto,
amato,
concepito.

Da lì la sua luce si irradia
attraverso gli occhi della creatura
che gli dice di sì,
è lo sguardo di Dio in noi
attraverso il nostro sorriso,
che diventa sorriso di Dio,
le nostre parole e i nostri gesti,
parole e gesti di Dio in noi.

Maria, rendici luce di Dio
come lo fosti tu
nel concepire e generare il Figlio,
per illuminare i fratelli anche noi
col sorriso, le parole e i gesti di Dio.

L’usignolina stonata

Avevo tanta voglia di cantare. Talvolta, la notte, sognavo che la voce sgorgava senza sforzo dalla mia bocca, e infatti la voce era bella, ma stonata. Mio zio e mio padre sono appassionati di lirica e quindi esperti: non avevo speranze.
Avevo voglia di cantare al Dio che amavo e non potevo, perciò mi sono messa a scrivere preghiere d’amore per lui, ma un giorno è stato più forte di me, ho dovuto raccontare la storia dell’usignolina stonata e quell’usignolina ero io: nata in un bosco pieno di canti, è destinata o a essere eliminata con la famosa “bacca avvelenata” o a essere rinchiusa per sempre nella clinica degli irrecuperabili. Mamma usignola, disperata, l’accompagna col papà, usignolina è stonata anche nel piangere, così le dicono di non farsi sentire per non dare fastidio agli altri.
Nella clinica degli irrecuperabili c’è una strana compagnia: la formica sprecona, l’aquila che non sapeva volare, le zanzare e le vespe senza pungiglione, il pesce che non era stato mai capace di nuotare, una serie di pavoni nati senza coda, tutta gente disperata come lei perché, come per un usignolo il canto è tutto,  così per una formica è tutto il risparmio, per l’aquila il volo, per il pesce il nuoto. L’usignolina riuscirà a guarirli tutti mettendo in moto la pietà, la fantasia, la pazienza, ma per lei non ci sarà guarigione, e dopo avere solo donato tutta la vita, un giorno, stanca, muore ai piedi del suo amico roveto, che le aveva regalato le spine per farne pungiglioni alle zanzare e alle vespe, e va nel paradiso degli usignoli e diventa, finalmente, puro canto.
Non pensavo mai che, da viva, avrei potuto cantare. Un pomeriggio ero andata a messa e, nell’altra fila, ho visto un gruppetto di gente che non conoscevo, un raggio di sole cadeva sui capelli biondi di una delle donne, “Guarda” ho pensato, “sembrano dei carismatici. Se mi chiedono di fare parte del loro gruppo, accetto”.

Quando la messa è finita mi hanno fermata e si sono presentati: <Signorì, noi facciamo parte del rinnovamento nello Spirito, vi piacerebbe partecipare?>. <Sì> ho risposto senza un attimo di esitazione e lì, davanti alla porta della chiesa, abbiamo fatto subito amicizia. Qualche tempo dopo, ancora ci davamo del voi, Angela mi ha detto: <Eh, signorì, quando il Signore vi darà il dono del canto in lingue, altro che stonata…>. Ho riso di cuore e le ho risposto ch, in quel caso, avrei creduto che era azione dello Spirito Santo.
Infatti ho dovuto crederci, anche se inizialmente il dono delle lingue lo rifiutavo, mi sembrava inutile, non ne capivo il perché, mi chiudevo e quando, la prima volta, dopo la Comunione mi venne sulle labbra qualche parola strana, l’ho bloccata come una tentazione. Non sapevo che pregare in lingue significa semplicemente  balbettare d’amore davanti a Dio dopo avere esaurito tutte le lodi e la forza del proprio pensiero, come un bambino balbetta sulle ginocchia del papà e il papà lo capisce.
Poi, a un convegno, ho cantato insieme agli altri e poi ho incominciato a cantare anche da sola, come se dentro me ci fosse una sorgente irresistibile, e quando canto in lingue non sono stonata, i motivi scaturiscono spontaneamente, talvolta si ripetono, talvolta sono diversi, ma sempre è la pura lode al Dio che adoro.

Domenica Luise

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