Vergine immacolata – 5 maggio

 

La creatura più immacolata
è colei che più compie la volontà del Padre,
quindi colei che più ama:
sei tu, Maria.

L’immacolatezza
è dono che Dio ti fa,
specialissimo,
unico,
da te continuamente ricevuto. La tua innocenza
non è ignoranza del male, che anche tu,
come noi,
avevi intorno,
ma è rifiuto totale del peccato.

Maria, tu sei giglio di verginità
posto sullo squarcio del Cuore di Cristo:
attraverso il tuo calice
cola il Sangue divino
ricadendo in grazia su tutte le anime
che furono, che sono e che saranno.

Fai che ognuno di noi
accolga il Sangue di Cristo
come te sul Calvario
perché ci doni l’immacolatezza
e la capacità di amare
sempre più.

Certe volte ci vuole coraggio

 Si tratta di uno che era stato in seminario e aveva studiato teologia, poi trascinato dalla vita su posizioni contrarie. Si era sposato in chiesa tanto per fare contenta la moglie, ma in seguito aveva dimenticato, anzi combattuto, preti, religione e Cristo.
Dopo cinquant’anni è alla fine della vita. Un suo fratello va da don Giuseppe e gli racconta la situazione come sta. Era grande comunista e massone.
Don Giuseppe va a casa, bussa e ci trova le figlie, due signorine grandi che, resesi conto del motivo della visita, rispondono, sia pure con un certo pudore: <Papà ci ha impegnate a non chiamargli il prete nemmeno in punto di morte>.
Don Giuseppe se ne va. Due giorni dopo gli si ripresenta lo stesso fratello, con la stessa preghiera di interessarsi perché i medici danno poche ore di vita, così don Giuseppe fa un discorsetto a Dio, alla buona, da quel romanaccio che è: <Queste sono faccende tue, io sono solo  lo strumento> e riparte.
Trova la porta aperta, entra deciso e incontra la signora: <So che suo marito sta male, me lo faccia salutare un momento>. La donna, che è brava, guarda don Giuseppe con occhi di desiderio che il marito si metta a posto e di pena perché teme che succeda una scenata.  Alle parole del sacerdote, apparso improvvisamente nella sua camera: <Amico, sento che stai poco bene. Sono venuto perché anche tu sei un po’ affidato alle mie cure. Ti voglio bene e desidero aiutarti> l’ammalato non solo non risponde, ma chiude gli occhi come per assopirsi e non volere scocciature, il sacerdote non si scoraggia e gli parla lentamente e amorevolmente: <Vedo che le tue figlie e la tua signora sono angosciate perché non sanno più cosa fare. Adesso sei tu che devi badare a te stesso. Io so che tu da giovane eri un buon cristiano e che conosci quello che devi fare>.
L’ammalato gira il volto dall’altro lato dando evidente dimostrazione di non gradire il discorso.
Il sacerdote fa un giro intorno al letto, gli si avvicina di nuovo e gli ripete le stesse cose per la seconda volta, l’uomo si gira ancora dal lato opposto, don Giuseppe ha un momento di scoramento, ma poi si ricorda le parole del suo professore di morale: <In certe occasioni ci vuole coraggio> e allora , per la terza volta, tremando, gira attorno al letto e gli dice: <Amico, so che tu mi ascolti e comprendi che sto qui per il tuo bene. Senti: i medici hanno detto che ti restano solo poche ore di vita. Ti senti tranquillo>? Vuoi che ti aiuti?>.
L’ammalato, come toccato da un ferro rovente, scatta immediatamente, sgrana gli occhi fissando il sacerdote, si alza a sedere sul letto aiutandosi coi gomiti, rimane assorto per alcuni minuti, poi esclama: <Voglio i sacramenti!>.

Domenica Luise

 

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