Vergine dell’amore – 4 maggio

Vergine, la tua anima è una muraglia
contro cui si spezzano le catene
di male e di peccato,
è una fonte di acqua viva
che dà inizio a fiumi di bene. Nelle tue mani
ci deponiamo: curaci, verginizzaci,
perché anche noi siamo riparo
per i fratelli stanchi come lo sei tu.

Vergine, insegnaci ad amare. Al tuo Gesù
piacciono gli appassionati,
i fedeli, gli esagerati in amore!

Tu sei
immacolatezza assoluta
perché sei totalità d’amore,
quindi totalità di dono,
totalità di sì. Tu sei

accoglienza dell’acqua viva del Padre,
del sangue vivo del Figlio,
del fuoco vivo dello Spirito.

Tu sei colei
che vive della vita del Padre,
che muore, sul Golgota,
della morte d’amore del Figlio,
che risorge nel fuoco trionfante dello Spirito.

Sei la prima fra gli uomini nell’amore di Dio:
insegnaci ad amare come ami tu.

Noi siamo opachi e il nostro cuore è vuoto,
noi siamo abissi pieni di detriti.

Vergine, ci sommerga l’oceano
della tua immacolatezza,
ci infiammi il fuoco
del tuo sposo eterno.

Un adolescente radioso

Una sera di luglio del 51, nella serenità di una splendida notte aquilana, Enrico, 14 anni, stava amaramente commentando la condotta di certi giovanotti notoriamente non buoni ed aveva delle espressioni tristi, accorate. Ad un certo momento il sacerdote, suo amico, buttò là una frase proprio per osservare la reazione: <Bene! Vedo che soffri e ti rattristi per il male che vedi negli altri, ma chissà che un giorno anche tu, fatto più grande, non abbia a comportarti come costoro>.
Enrico vibrò, scattò in piedi dal muraglione dove era seduto, la luna, che lo illuminava in pieno, rivelò che i suoi occhi brillavano di lacrime e, con tono commosso e deciso, rispose: <Io buttare fango addosso a Gesù? Mai>.
Stupendo. Era l’espressione giurata di un proposito già da tempo maturato e vissuto. Era l’equivalente di quanto aveva giurato un altro adolescente santo, Domenico Savio: la morte, ma non peccati.
Un anno dopo, nell’agosto 1952, Enrico moriva, coinvolto in un incidente stradale. Era lì, sull’asfalto, sanguinante col capo fracassato per l’urto tremendo contro il cassone di un camion. Chi accorse in suo aiuto fece ancora in tempo a sentire le sue ultime, chiare parole che si spegnevano come un soffio: <Gesù…Gesù…Gesù…>.
La città dell’Aquila si commosse. I suoi funerali furono una festa.
Avresti visto schiere e schiere di ragazzi, giovani e adulti avvicinarsi alla bara e seppellirla sotto una pioggia di candidi fiori mentre la mamma commossa, ma forte, ripeteva: <Adesso è nelle mani di Dio. Il Signore ha scelto bene tra i miei figli, ha scelto il migliore>.
Cresciuto nell’oratorio salesiano fin da piccolo, aveva assorbito in pienezza i principi educativi di don Bosco: amicizia con Gesù, percepito presente attraverso il battesimo e l’eucaristia, la gioia di offrirgli sempre un’accoglienza gradita in un corpo luminosamente puro, l’impegno costante ad offrirsi a lui come suo piccolo cooperatore per attirargli i compagni; una devozione viva, fresca, spontanea alla Madonna, che aveva imparato a conoscere come l’ausiliatrice di tutti e specialmente dei giovani.
Un suo confidente ha sintetizzato così la sua figura morale: <Enrico = Eucaristia = Purezza = Gioia = apostolato = Maria>.
<Grazie per avermi avvicinato il più possibile a Gesù eucaristico, fonte di gioia, di amore, di pace>.
Aveva sperimentato la sua formidabile portata educativa e fu vero animatore nella formazione di un famoso “gruppo eucaristico” che, per anni, diede occasione di toccare con mano di quale generosità siano capaci i giovani quando percepiscono la bellezza di una iniziativa.
Aveva il dono di convincere i suoi compagni ad entrare nel gruppo e poi, le prime volte, si alzava assai presto, passava alle loro case per svegliarli e condurli con sè.  E questo d’estate e questo d’inverno, quando all’Aquila fa freddo e la neve spesso è alta.
Confessò uno dei partecipanti: <Vedere lui sprizzare purezza  da tutti i pori e sentire il bisogno di confessarsi per non essere indegno di stargli vicino era tutt’uno>.
E un altro: <Più di una volta mi sono fermato a guardare i suoi occhi puliti e a godermi il suo sorriso per gustarmi l’influsso della sua presenza>.
Un giorno, era sincerissimo e convinto, confidò: <Ho un grande desiderio nel cuore!>.
<Quale?>.
<Vorrei aiutare in qualche modo Gesù: ci sono tanti ragazzi ai quali bisogna insegnare la strada della bontà>. E intanto gli occhi gli ridevano di gioia mentre il volto gli si illuminava. Ma era maturo per nascere al cielo, e quel pomeriggio di agosto la Madonna lo ha sollevato sulle sue braccia per presentarlo a Gesù.

Domenica Luise

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