Vergine crocifissa – 3 maggio

Vergine amata da Dio, vergine santa,
Gesù ti ha offerto con sé, sulla croce, all’eterno Padre
e tu hai continuato a dire di sì. Tuo figlio
ti ha unito ai suoi spasimi e al suo amore,
ti ha dato la sua vita e ha preso la tua,
vita tua in Gesù, vita di Gesù in te,
tu sulla sua croce di sangue,
lui sulla tua croce di lacrime,
una sola croce.

Il pianto della passione
è stata l’acqua viva del Padre
attraverso i tuoi occhi.

Maria, sei stata cielo di Dio in terra
e adesso sei cuore umano che batte
nel cielo di Dio
insieme al cuore di Cristo
e così il paradiso danza nell’eterna lode
al ritmo dei vostri due cuori fusi.

Permettici, o madre, di incominciare a cantare
la nostra lode a Dio
nell’armonia del cuore tuo e di Gesù,
ma prima lavaci
nel sangue redentore di tuo Figlio,
nell’acqua verginale dei tuoi occhi.

Colloquio nella notte

 Giuliana è una signora di sessant’anni, benestante, colta e intelligente, anche se lei dichiara che “non sa né parlare né stare zitta né scrivere né pregare”, ma solo starsene in silenzio vicino a Gesù.
Quest’estate abbiamo pregato insieme una notte e lei, che nella vita ha molte sofferenze, tanto che talvolta ha desiderato la morte, mi ha aperto la sua anima:
<Ogni tanto mi guardo le mani e mi pare che pesino, e gli dico di mettere sotto le sue mani per aiutarmi a portare il peso, e Gesù mi ha aiutata sempre, sempre mi ha aiutata. Durante la messa gli chiedo sempre di farmi santa come lui vuole. Da ragazza non ero una grande praticante, mai avevo sentito Dio, un giorno entrai in una chiesa buia, avevo quindici anni, vidi solo l’altare dove c’è il santissimo ed ebbi la sensazione di Gesù vivo e vero, presente. Da quel momento l’ho cercato ovunque, al punto di vedere in un’immagine del Sacro Cuore a grandezza naturale, che c’era nella cappella della scuola, gli occhi di Gesù che cercava me  in mezzo alle compagne e poi mi guardava sorridendomi con lo sguardo di una dolcezza infinita. Faceva il birichino, però, faceva i dispettucci, mi trascurava, guardava le altre e poi guardava me e non staccava più gli occhi da me, ma io ero felice perché ero l’ultima e quindi mi dava la sensazione di essere un po’ la cocca.
Un giorno ero andata a fare una passeggiata in campagna e vidi una chiesetta vuota, piccola piccola, entrai e mi venne il desiderio di posare la testa sull’altare, proprio nel punto in cui il sacerdote celebra. All’improvviso mi sentii accarezzare il volto e la testa, ma soprattutto il volto, mi sentivo la mano sempre passare sul volto e non c’era nessuno, ero proprio sola con Gesù. Un’altra volta ho sognato una chiesa oscura, dove non ho visto niente, né altare né niente, perché vicino all’entrata c’era un Crocifisso, non appeso alla parete, ma messo orizzontale a terra su una specie di cavalletto. Io mi sono inginocchiata e ho posato la testa sul petto del Cristo a destra, in quell’istante Gesù ha staccato le braccia dalla croce e mi ha stretta forte forte a sé  Come vorrei che un sogno così lo facessero tutti. Da allora non ho mai più dimenticato quella sensazione, che dopo tanti anni è ancora sempre viva.
Adesso quello che mi dispiace è che non posso stare né seduta né in piedi né a letto per i dolori alle gambe e al femore e quindi non posso più accompagnare i malati nei pellegrinaggi, io sono dama dell’UNITALSI. Una volta mi trovavo a Loreto e avevo quattro ciechi affidati a me, uno di loro si chiamava Otello ed era diventato cieco a trentasei anni per il diabete. Aveva occhi bellissimi. La sera, al bar, ho messo la mano sulla sua mano, l’altra di lui sulla mia e gli ho detto: <Otello, se il Signore si servisse di me per ridare la vista a tutti e quattro…> e lui: <No, Giuliana, non dire così, io sono contento perché se non ero diventato cieco non venivo quassù>. Che lezione mi ha dato.
La notte di preghiera e di confidenze è lunga e dolcissima, diciamo tutto quello che ci viene in mente anche senza nesso logico tra un argomento e l’altro. Non ce ne importa. Viviamo. Ci sentiamo benedette da Dio. Più volte decidiamo di andarcene a dormire e più volte ricominciamo. Troviamo Gesù l’una nell’altra. Alla fine, esauste, ma felici, ce ne andiamo ognuna nella propria camera col desiderio di continuare nel sogno la gioia della preghiera.

Domenica Luise

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