Il giardino amoroso

titolo giardino

C’è un giardino amoroso
dentro la mia anima,
dove l’Amato spira la Sua vita.
Mi sono nate rose color sangue,
vellutate,
sono l’amore gratuito
che oso ricambiargli: “ non ti amo per il cielo che mi dai,
senza cielo io ugualmente ti amerei “ ,
tolgo le spine ad una ad una
perché Egli non si punga col mio amore
nel quale ci guardiamo.

Nel giardino c’è l’antro segreto
ancora più segreto del segreto,
dove l’Amato ed io restiamo soli,
celati,
al sicuro,
è una grotta tagliata nella roccia,
che è Cristo, col Fuoco dello Spirito Santo
e con la mano del Padre: nido d’amore. Qui
nascono i gelsomini giganti,
che affondano le radici nella pietra scabra,
oscura
e fragrante,
sulla stessa pianta ci sono fiori bianchissimi, fiori purpurei
e fiori prismatici, sono l’unione verginale
tra me e l’Amato. Non ho parole
avvicinabili alla realtà
quando reclino il capo su quel seno.

Sono fanciulla
con lacrime d’amore, sangue d’amore
e riso d’amore
ineffabili.

Fuori sbocciano tanti cespugli di garofani
multicolori, sono la mia pittura,
lode della vita per immagini.

°   °   °

In una conca di pietra,
che è Cristo,
in una conca di pietra circolare,
perché Dio non ha inizio e non ha fine,
al vento dello Spirito Santo,
si muove un’acqua purissima,
che è il Padre, creatore di ogni vita,
dentro impetuose, opulente, intatte,
nascono tante ninfee di tutti i colori,
che sono la mia poesia.

I gigli bianchi sono la mia ammirazione
di Dio e del Suo creato,
le calle simboleggiano la lode innocente,
ma non so un fiore da attribuire
ai pungiglioni senza gloria né apparenza,
che mi attraversano l’anima,
allora nelle mani vuote
Gli presento le spine che ho tolto
all’amore per Lui,
ed anch’esse diventano
un fiore nuovo,
sparso dappertutto,
che non so immaginare:
fior di spina, mia immolazione con l’Amato.

Ci sono anche margherite e papaveri,
segno di umiltà, quella divina. Io ci provo,
ma sono monella! Sulla terra
molti fiori non hanno odore,
qui invece tutto profuma, anche l’erba,
ogni cosa per conto suo
con fragranze differenti, imparagonabili
alle essenze più reclamizzate e costose.

Per la mia fantasia
Gesù ed io inventiamo un fiore arcobaleno,
che sa di confetti nuziali
perché il mio Ragazzo ed io siamo sempre sposini freschi.

La sapienza dei segreti profondi di Dio,
assaporati nell’antro,
è simboleggiata da rose bianche,
con molti petali
perché molti sono i misteri, mentre la scienza
della creazione vista in Dio
è rappresentata da rose multicolori.
A tutte le rose ho tolto le spine.

L’allegria
è un prato di fiorellini gialli del trifoglio
che squillano come tanti campanelli festosi: Dio c’è!
Dio gioca con me, Dio vive con me, Dio mi ama ed io Lo amo, Dio
è felice anche per causa mia.

°   °   °

La fede è un fiore oscuro, talvolta
appena colpito dal lume di una candela, poi di nuovo oscuro,
è fra le mie mani, ma non lo vedo, non lo tocco,
non ne conosco il profumo, è molto segreto.

Cristo è il fiore di ogni speranza, Cristo crocifisso,
Cristo risorto, Egli mi si abbandona
inerme, non ci sono parole
per dire il Suo capo reclinato sul mio seno.

Tutti questi fiori
sono innocenti: l’amore e l’unione verginale,
l’immolazione con l’Amato,
la lode, la fede,
la speranza,
l’allegria e la lotta per essere umile. E’
l’innocenza battesimale della sposa,
con aggiunta la coscienza di tutto questo.
E’ troppo, Signore. E’ troppo.

Come faccio a ringraziarti?

Come faccio a lodarti? Tengo il Figlio
e Lo innalzo al Padre,
il Padre prende il Figlio
e me lo restituisce
ed il nostro gesto
è azione di Spirito Santo
senza prima né dopo né durante:
una semplicissima eternità d’amore. Il Figlio
mi tiene fra le braccia e mi innalza al Padre,
il Padre mi prende
e mi restituisce al Figlio
ed il loro gesto
è azione di Spirito Santo
senza prima né dopo né durante,
simultanea all’offerta del Figlio che io faccio al Padre:
una semplicissima eternità d’amore.

E’ la glorificazione
della creatura umana al suo Dio
e di Dio alla propria creatura umana: avrei voluto
l’amore senza la glorificazione,
ma nell’antro mi hai detto che non si può
perché l’amore di Dio è gloria glorificante
ed io volevo l’amore.

Tra le virtù
suscitate dallo spirare dell’Amato
per il mio giardino,
risplendono  i gigli di fuoco, che simboleggiano
il mio abbandono
soave,
totale,
ardente,
alla morte d’amore.

In Dio desiderio e appagamento
coincidono e si rinnovano in crescendo. Ho inventato
il fiore del mio sacerdozio di desiderio:
ha i petali di Sangue, che sembra un rubino,
ma è vivo,
con al centro un’Ostia bianchissima,
che sembra una perla, ma è viva.
Sono realmente sacerdote
poiché lo desidero, e realmente sposata con Dio
poiché lo desidero. Il fiore del sacerdozio
profuma di pane caldo e vino puro e dolce.

Nel giardino nascono anche fiorellini ridicoli,
quasi erbette, ma suscitano
molta tenerezza di Dio.

E poiché soffrire non mi piace affatto,
faccio finta che i dolori dell’artrosi articolare
siano le Tue stimmate: fior di stimmate.

Ci sono parecchi fior di sconfitta,
che Gesù ed io abbiamo così inventato: è bello grande,
facciamo come una margheritona,
ha nove petali, che iniziano col viola scuro,
sfumano nel rosa sempre più pallido
e finiscono come se intorno avessero
un grazioso volant arricciolato. Gli stami
sono d’oro carico, come piacciono a me. Gesù ride
molto divertito
e dice che i fior di sconfitta,
appena offerti a Lui,
diventano bellissimi ed hanno il mio sapore.

Il fiore del matrimonio
è un vortice di luce coloratissima
in movimento,
come fatto da tante gemme
preziose,
ecco: sono opali variopinti,
rettangolari e semitrasparenti,
al centro la luce è pura. Non so
come sia talmente pura. Ferma,
placida
e pulita, rappresenta
l’Innocenza divina
che si è fusa con l’innocenza d’amore
della sposa. Anche le foglie
del fiore del matrimonio
sono foglie che ballano,
larghe ed ovali,
con sfumature di verde e di blu
e molte scintille arcobaleno.

Diffonde i suoi semi
nell’universo per salvare anime. E’
la fecondità del matrimonio. Ed ha
una luce immobile al centro
per indicare l’unione stabile
fra Lui e me.

°   °   °

L’Acqua del Padre,
il Sangue del Figlio e il Fuoco dello Spirito Santo,
tutti e tre insieme,
innaffiano il giardino amoroso.

Qui,
nel prato dell’allegria,
ci stanno bene anche i fior di spirito di patata:
sono calendule arancioni,
che mi piacciono tanto
e crescono abbondanti accanto alle margherite e ai papaveri dell’umiltà
ancora neonati.

Stanno sbocciando molti fiori di solitudine: sono quei gigli dei campi
fragilissimi e bianchi, con i petali
quasi trasparenti, nell’antro
ti ho preparato un letto che sembra una nuvola
ed ai gigli dei campi ho mescolato i gelsomini segreti,
soltanto tuoi.

Qui hai posto al mio dito l’anello nuziale
fatto di fede, speranza e carità.

Tu sei il mio anello nuziale.

Io divento il Tuo anello nuziale.

Hai esaudito ogni mio desiderio.

°   °   °

A Te piace
che sia il mio cuore ad illuminare l’antro
come una candelina di buon compleanno.

Il fior di cuore germoglia nella grotta,
esce e raggiunge il giardino pulsando quietamente,
si arrampica tutt’intorno
ai confini, sul muretto di pietra difensivo,
che è Cristo. Il fior di cuore
produce fiori a grappoli e fiori solitari,
fiori piccoli e fiori grandi
con nettare succoso. Il fior di cuore
apre la propria ferita e beve
gli ardori di Spirito Santo
del Padre, che genera il Figlio
con la figlia ed i figli creati.

Un glicine della mia miseria
si abbraccia ai rami del fior di cuore,
viola e rosso squillanti tra il verde,
ad ammantare il muro.

L’arte è libertà: viene fuori irruente
senza metrica e senza rima
e senza regola, schizza
con uno zampillo altissimo,
spumeggia nell’acqua della conca, si diverte,
salta con  stupefazione, fuoriesce,
bagna il giardino come vuole, diventa
la rugiada di ogni mio fiore
ed io mi ubriaco di libertà, che è lo Spirito Santo
del Padre e del Figlio,
Fuoco d’Acqua e di Sangue,
vita, vita, vita!

L’usignola stonata
adesso può gorgheggiare il canto celeste
e vola di qua e di là,
attraversata dal sole. Ha bevuto amore
ed il suo petto scoppia di sazietà
mentre canta, canta. L’Amato la chiama,
come non sa, ma si precipita a freccia. Subito dopo,
ferma nella Sua mano,
si addormenta fra i gigli.

Ed è sonno d’amore con sogni d’amore
in respiro e battito d’amore. Quando infine si sveglia
scrolla le ali, si stropiccia gli occhi,
si ricorda dov’è e ti gorgheggia l’amore. Tu
mi accarezzi sulle piume del capo, questo tocco
fa riversare la mia anima,
come non so.

E’ il silenzio
della pace profondissima
dove oso ricambiarti il bacio.

°   °   °

Il fior di spina, che non sapevo immaginare,
adesso non punge più, si è trasformato in carezze
del cuore della sposa sul Cuore dello Sposo. E’ davvero un piccolo fiore,
con petali scoloriti,
ma al centro porta un brillante a luce pura
che dardeggia l’Amato. La sua forza
è nel numero. Tanti fiori di spina
sciamano rapidissimi nell’antro segreto
e lo Sposo sorride perché li aspettava,
li sperava, li desiderava. I fior di spina
sono tiepidi, vivi e molto affettuosi.

Nella penombra della grotta
sembrano lucciole in danza
perché i brillanti centrali possiedono luce propria,
donata dall’Amato, ricevuta dalla sposa
e conservata intatta in tutte le tempeste ormai cessate. Sono i monili
che la sposa dona allo Sposo.

I fior di spina stanno bene
mescolati con i fior di stimmate
fatti di cielo profondo, che sono non ti scordar di me
perché non mi posso mai scordare
cos’ha fatto Gesù per me
e gli uni sono complementari agli altri. La sposa
ne prepara un mazzetto
per offrirli all’Amato
ed aumentare la Sua gioia. Simultaneamente
lo Sposo ne prepara un mazzetto identico
per offrirli alla sposa ed aumentarne la gioia.

La grotta diventa abbacinante.

Il serpente, fuori dal muretto difensivo, si agita invano
e nella furia aggredisce se stesso: si è accorto
che risplendo e non mi distingue,
sa di non potermi mordere,
allora  si mangia da solo facendosi a pezzi. Del resto
ogni volta che tenta di pizzicarmi sono io che ci guadagno,
tanto non mi turbo e nemmeno mi meraviglio,
semplicemente non me ne importa
e mi sbocciano fiori di pazienza e di fedeltà
da infilare negli angoletti del giardino
a destra, a sinistra e tutt’attorno, sono anemoni viola,
rossi e bianchi, con ranuncoli gialli.

Tra quelli che ho chiamato fiorellini ridicoli
Tu adesso mi fai trovare prati di violette
e viole del pensiero selvatiche, che sembrano
facce d’angeli stupefatti.

Non ricordavo di averli seminati,
Il mio Ragazzo dice che sono nati dalla sovrabbondanza
e mi sorride misteriosamente,
mi perdo a guardarlo
e sfuggono i pensieri. Talvolta
la morte d’amore è talmente vicina.

Cosa vuoi che io faccia per Te?

Egli risponde: nulla di difficile.

Ed aggiunge: riposa.

°   °   °

La vita terrena
è un’occasione. Vivrò,
vivremo,
di luce nelle radici.

La terra non è più terra, ma luce,
le radici non sono più radici, ma luce,
le piante non sono più piante, ma luce.

Luce diversificata,
trinitaria,
la luce del Padre Creatore,
la luce del Figlio Redentore
e la luce di Fuoco dello Spirito Santo,
che trasforma gli esseri umani e la creazione
nell’Acqua del Padre e nel Sangue del Figlio,
dove Acqua, Sangue e Fuoco sono talmente elevati
da diventare tutt’altro
dall’acqua, sangue e fuoco conosciuti in terra.

I pungiglioni, che mi hanno trafitto l’anima,
avranno un nome nuovo, non più dolore,
né solitudine
o sconfitta o telefono muto
o indifferenza, incomprensione,
tradimento,
umiliazione, rabbia impotente, bocca chiusa
oppure sorriso necessario a nascondere la voragine.

Io non so nemmeno l’inizio
di quel nome nuovo. Come il frutto maturo
è diverso dal frutto acerbo,
dolce anziché amaro,
rosso e giallo invece che verde,
non più duro, ma morbido,
eppure è lo stesso frutto di prima, soltanto cresciuto,
così è il nome nuovo dei pungiglioni terreni,
quale non so,
sinonimo di Amore Divino
personale: Dio ed io,
potente: Dio e gli esseri umani,
splendente, pieno: Dio e tutto il creato.

Il giardino amoroso, che mi è sbocciato dentro,
non sarà più un simbolo,
ma una realtà tanto sovrastante
a fiori e profumi e colori
da essere assolutamente diversa,
imparagonabile, sorprendente,
adeguata all’essere umano:
danza immobile con Dio.

°   °   °

Sulla terra ci è stato dato
il tempo e il pensiero,
che abbiamo tentato di tramandare
ai figli, agli amici e agli amati,
l’eternità sarà differente,
migliore: nulla perderemo
e tutto ci verrà restituito
e molte cose nuove ci verranno donate
e stupiremo sempre,
canteremo con voce nuova
una lode nuova, sorridendo,
con un riso nuovo,
di quando sulla terra sapevamo così poco
e la chiamavamo vita.

°   °   °

Da sempre Dio gode in pienezza
l’amore delle mie rose di sangue,
Egli da sempre mi ha pensata, redenta e amata,
assaporata, vagheggiata, sposata
e sarà da sempre per sempre.

Le delizie solitarie dell’antro
sono la conoscenza di Dio in Dio e con Dio,
che è una delicatissima ignoranza
senza parole
né sentimenti,
uno strano niente che adora.

Non so dire niente di Te,
nemmeno so niente di Te,
sono un niente felice
eppure non annullata.

Guardami, sono io: Mimma,
così mi hanno chiamata, nome buffo,
da calendule arancioni. Ma Tu,
come mi chiami?

Io ti vedrò nella luce soprannaturale
dopo averti ammirato nell’ombra della grotta segreta.

Vedere Dio
coincide con essere visti da Dio, che significa possedere Dio
ed esserne posseduti, gioire e causargli gioia,
essere illuminati da Dio ed illuminarlo,
amarlo ed esserne amati,
Dio non ha bisogno di me,
che invece ho bisogno di Lui
per nascere, crescere, esistere,
morire amando e vivere con Lui eternamente.

La Sua tenerezza verso di me è così potente
da crocifiggersi per ottenermi
e l’avrebbe fatto per me sola
in tutta la storia umana presente, passata e futura.

Ogni Persona divina
si regala alle altre
per cui gli attributi, cioè l’essenza di Ognuna
diventa l’Altra per unione
senza perdere Se stessa: nello stesso modo
io mi sposo con Dio rimanendo Mimma
col mio pensiero, la mia pittura, la mia poesia,
il mio computer
e tutti questi fiori belli del mio giardino.

°   °   °

La mia vita
è una presa di coscienza dell’amore divino
fino all’amore per l’amore
dove l’Amato si immedesima nell’amata
e simultaneamente l’amata si immedesima nell’Amato
con l’unione verginale.

Dammi una qualunque sopravvivenza di eternità
nella quale io possa lodarti, amarti, adorarti
anche senza vederti mai.

Ora capisco: non potrei non vederti
perché la mia vista è l’amore,
ma Tu ben sai: sono i momenti di ebbrezza,
quando mi smuovi l’anima così tanto
che non so cosa più dirti e, prima del silenzio,
mi imbroglio nel parlarti e nel pensare, dopo
cedo all’abisso.

Sei bellissimo, e senza paragoni,
pura bellezza di puro amore trinitario,
e sei in estasi per me. La creazione
è l’estasi di Dio fuori di Sé nel creare,
fuori di Sé nel redimere,
fuori di Sé nell’attirare in Sé la creazione redenta.

Anch’io sono in estasi per Te.

Tu porti una luce sul petto, e te ne vanti
perché è la piaga che ti ha fatto il mio amore.

Io porto una luce sul petto, un grande  segreto ignoto alla terra
perché è la piaga che mi ha fatto il Tuo amore.

Piaga non è il nome giusto, e gli angeli sorridono.

Qui ci sono altri nomi ed altre vibrazioni
e la memoria non dimentica più nulla, l’intelletto conosce
sempre oltre, a sazietà, l’amore esplode,
fiume fecondo sui giardini d’anime.

Io non lo potevo immaginare.

°   °   °

Mi basterebbe sapere che Tu ci sei
e sei amore
per essere felice in tutta l’eternità.

E’ mia delizia dirti che non mi devi nulla,
ma vedo che è Tua delizia riempirmi d’amore
come se mi dovessi tutto: il latte, il pannolino e la ninna nanna da neonato,
il cibo e l’acqua quando predicavi,
il drappo di Veronica per asciugare il Sangue del Golgota,
il sepolcro pulito dove adagiare il Tuo Corpo
ed il prato sotto i Tuoi passi di Risorto.

E’ vero: ti avrei dato tutte queste cose
se ci fossi stata,
quindi Te le ho realmente date:
ma sono gratuite.

Nulla mi devi e tutto vuoi darmi,
stupefatta, Ti continuo a prendere in nozze
e la luce dei nostri petti
si confonde per sempre.

Adesso la grotta segreta
o mio Dio,
o mio Dio…

°   °   °

Sì, o Signore, la grotta segreta,
luogo di delizie,
è la piaga d’amore
con la quale io ti ho ferito
in seno al Padre
e con Fuoco di Spirito Santo,
ed è una rosa di luce d’oro,
bella, viva, che batte,
sbocciata sulla vetta ultima dell’amore per l’amore
e dell’immedesimazione verginale
tra Te e me.

Mi hai raccolta
tra i fiorellini ridicoli,
hai soffiato sui miei petali semimorti
e sono rinata.

Adesso, o mio Dio,
è l’inizio della vita.

La ferita d’amore che mi fai nel petto
sei Tu, simultaneamente
alla ferita d’amore che ti faccio in Petto
e che sono io : una sola ferita. Ti ricopro
con la mia rosa d’oro e di luce,
sono sempre io, Tuo manto, Tuo anello
e diadema regale di una gloria diversa
da tutte le glorie terrene.

E sono talmente trasparente
e sottile
da poterti attraversare
e vederti senza vedere, toccarti senza toccare,
ascoltarti senza udire, come non so. E’ troppo,
non resisto oltre, sono piccola,
che fai?

Domenica Luise

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